L’arte rupestre svela il legame ancestrale tra l’umanità e la biodiversità.
Attraverso continenti e culture, una delle caratteristiche più sorprendenti dell’arte rupestre antica è il modo in cui posiziona frequentemente il mondo naturale al centro della scena. Che si tratti di incisioni su scogliere di arenaria nel Sahara, dipinti in ripari nascosti nell’Africa meridionale o disegni su facce di pietra nell’Amazzonia profonda, il soggetto ricorrente non è l’architettura, la guerra o il potere politico astratto.
Al contrario, sono gli animali, le foreste, i fiumi e gli spiriti della natura, insieme all’intimo legame tra le persone e il mondo vivente che le circonda. Ho avuto l’opportunità di osservare l’arte rupestre in regioni remote dell’Amazzonia, lasciata dalle antiche comunità San in Angola, lungo il Plateau Ennedi in Ciad e nelle Montagne Nuba in Sudan. Queste esperienze mi hanno portato a credere che queste opere rivelino qualcosa di profondo: molto prima che esistesse il linguaggio della “biodiversità”, molte culture umane comprendevano che la loro sopravvivenza, identità e spiritualità erano inseparabili dagli ecosistemi che le sostenevano.
