L’importanza degli alberi vetusti in Australia
Gli alberi vetusti rappresentano una risorsa fondamentale per l’ecosistema forestale australiano, poiché immagazzinano ingenti quantità di carbonio e offrono rifugi vitali per numerose specie animali. Questi alberi, che possono richiedere secoli per crescere, forniscono cavità essenziali per il nido e il riparo di centinaia di specie australiane. Purtroppo, il disboscamento diretto di questi alberi e il rischio di danni per quelli che sopravvivono, aumentano in caso di forti venti e incendi destinati a rigenerare la foresta.
In questo articolo, David Lindenmayer dell’Australian National University evidenzia la necessità urgente di proteggere gli alberi vetusti. Studiante da oltre quarant’anni le popolazioni di alberi vetusti, Lindenmayer ha pubblicato i risultati delle sue ricerche in riviste scientifiche internazionali, rendendo i dati un punto di partenza per il dibattito sulla gestione forestale.
Le conseguenze del disboscamento sulle foreste
Le ricerche a lungo termine dimostrano chiaramente che nelle foreste abbattute e rigenerate ci sono notevolmente meno alberi vetusti rispetto a quelle mai disboscate. Tra le varie ragioni, il disboscamento riduce il numero di alberi, mentre quelli rimasti sono più esposti a forti venti a causa della perdita di copertura arborea. Anche i detriti residue dopo il disboscamento, spesso bruciati per favorire la rigenerazione della foresta, possono danneggiare gravemente gli alberi sopravvissuti. I dati raccolti da Lindenmayer su migliaia di alberi in diverse località evidenziano queste problematiche e confermano che il rischio di collasso degli alberi vetusti è aumentato in paesaggi disboscati.
In Victoria Centrale, per esempio, le aree disboscate presentano una densità di operazioni di taglio così elevata che è comune trovarsi a meno di 200 metri da una zona disturbata, con gravi implicazioni per la salute degli alberi rimanenti.
Non sorprende che le aree disboscate abbiano una minore popolazione di alberi vetusti rispetto ad altre aree, considerando che molti di essi vengono rimossi intenzionalmente. L’industria del legname ha avuto un impatto devastante sulle foreste primarie, zone in cui gli alberi vetusti sono più frequenti. Fino agli anni ’80, le agenzie di gestione forestale hanno attuato politiche mirate a sostituire le foreste vetuste con forestazioni di nuova crescita, contribuendo alla scomparsa di milioni di alberi vetusti, utilizzati principalmente per la produzione di carta.
Il rapido declino degli alberi vetusti ha serie ripercussioni anche per la fauna locale. Questi alberi fungono da habitat critico per oltre 300 specie di vertebrati australiani, alcune delle quali non possono sopravvivere senza l’accesso a questi rifugi naturali. Ricerche approfondite indicano una correlazione diretta tra la diminuzione degli alberi vetusti e il calo della fauna dependente da essi, come i possum e i colibri.
Il dato è chiaro: il disboscamento ha conseguenze negative a lungo termine sulle popolazioni di alberi vetusti. Pensare che queste conseguenze siano trascurabili è un errore che non trova riscontro nella letteratura scientifica. Si ignora così la lunga storia di politiche volte a bonificare le foreste primarie per fare spazio a giovani alberi in crescita.
Non si può “fabbricare” un albero vetusto. Una cavità adatta per specie come il colibrì richiede decenni, se non secoli, per formarsi. Una volta che questi alberi scompaiono, né loro né gli animali che dipendono da essi torneranno su una scala temporale accettabile per l’uomo.
David Lindenmayer è Professore Distinto presso l’Australian National University e ha dedicato oltre 43 anni alla ricerca sugli alberi vetusti. Scrive regolarmente su questioni di conservazione legate alla sua ricerca a lungo termine.
Immagine di intestazione: Wollert (Possum di Leadbeater) nel territorio Wurundjeri. Foto di Steven Kuiter.
Fonti ufficiali: Mongabay Conservation news, DOI: 10.66709/news-326317.
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