La legalizzazione dell’estrazione dell’oro su Amazon: da rischio ambientale a opportunità economica.
L’eredità tossica dell’estrazione dell’oro nella Foresta Amazzonica
L’eredità tossica dell’estrazione dell’oro in Amazzonia potrebbe finanziare la sua stessa bonifica, creando oltre 200.000 posti di lavoro e trasformando l’estrazione illegale in un’industria regolamentata. Analisi recenti dimostrano che le miniere d’oro informali stanno degradando foreste e corsi d’acqua, utilizzando mercurio in un processo obsoleto e tossico per estrarre il minerale. Se i “fanghi” prodotti da queste operazioni obsolete fossero trattati con metodi moderni, sarebbe possibile creare migliaia di posti di lavoro e salvaguardare i bacini idrici dalla distruzione in corso.
L’epidemia di miniere illegali che ha colpito l’Amazzonia a partire dagli anni ’70 ha lasciato dietro di sé una catastrofe ambientale di proporzioni enormi. Sono stati distrutti almeno 350.000 ettari di habitat forestale e paludoso, con numeri ancora più alti considerando le limitazioni del monitoraggio satellitare per le operazioni su piccola scala. Nella regione del fiume Tapajós, nello stato brasiliano del Pará, decenni di estrazione alluvionale hanno devastato migliaia di ettari di foresta ripariale, rilasciando annualmente tra le 200 e le 500 tonnellate di mercurio nei bacini idrici.
75% della popolazione del comune di Santarém mostra livelli elevati di mercurio, con alcuni residenti che superano di quattro volte il limite stabilito dall’OMS. L’eredità di questa contaminazione non si limita ai siti minerari, poiché il metilmercurio si accumula lungo le catene alimentari acquatiche, minacciando le comunità fluviali.
Opportunità economiche nascoste nel disastro ambientale
Paradossalmente, all’interno di questa eredità tossica si nascondono opportunità economiche in grado di finanziare una bonifica completa. Le tecnologie di amalgama del mercurio, utilizzate dai garimpeiros (minatori illegali), sono estremamente inefficienti, recuperando solo il 40-60% dell’oro presente nei fanghi. I restanti 40-60% di oro rimangono intrappolati, sia in particelle fini che in matrici minerali. Le stime indicano che i fanghi contengono tra le 1.400 e le 2.100 tonnellate di oro recuperabile, per un valore compreso tra 90 e 135 miliardi di dollari.
La tecnologia di lisciviazione con cianuro impiegata dai minatori d’oro aziendali, al contrario, raggiunge tassi di recupero del 70-90%, liberando l’oro dalle matrici minerali. Applicata ai fanghi generati dall’estrazione con mercurio, questa tecnologia potrebbe recuperare un ulteriore 30-40% del contenuto d’oro originale.
