La guerra aggrava la crisi irrigua per gli agricoltori sudanesi.

Il Sistema di Irrigazione Gezira in Sudan: Una Crisi Senza Precedenti

Il sistema di irrigazione Gezira, situato nel Sudan centrale, si estende per quasi 890.000 ettari (2,2 milioni di acri) e pompa acqua dal Nilo ai contadini attraverso una rete di canali alimentati dalla secolare diga di Sennar. Tuttavia, da due decenni, il governo ha avviato un processo di privatizzazione e decentralizzazione della gestione e della manutenzione delle infrastrutture irrigue. La perdita di risorse e di personale esperto ha portato a un deterioramento del sistema di pompe e canali, costringendo decine di migliaia di agricoltori ad improvvisare soluzioni. Chi ha maggiori risorse ha installato pompe, sempre più spesso alimentate da energia solare, ma la guerra civile ha reso il combustibile e i ricambi inaccessibili per molti piccoli agricoltori, che non riescono più a coltivare sufficienti quantità di cibo.

Nelle zone più fertili, come nello stato di Gezira, Mohamed Ahmed coltivava sorgo, lenticchie e fagioli su tre feddan di terra. Tuttavia, da oltre un anno, non ha ricevuto acqua per l’irrigazione sui 1,2 ettari che cura nella sezione di Managil del vasto progetto di irrigazione. La sua routine ora consiste nel diserbare, riparare i confini e preparare il terreno in attesa del ritorno dell’acqua.


Le Conseguenze della Privatizzazione

Dopo il 2005, il sistema di irrigazione ha iniziato a essere parzialmente privatizzato. Le nuove leggi e un emendamento del 2014 hanno cercato di dare autonomia amministrativa e finanziaria ai contadini, permettendo loro di scegliere le colture da coltivare e istituire associazioni di utenti dell’acqua. Legalmente, queste associazioni dovrebbero avere il potere di gestire e mantenere le diverse sezioni del progetto, ma nella pratica si trovano a sovrintendere alla distribuzione dell’acqua, pur dipendendo pesantemente dal supporto statale per le necessità tecniche, finanziarie e operative.

Il supporto diretto dallo stato è stato progressivamente ridotto, e molti dei lavoratori e dei dirigenti esperti sono stati licenziati, creando un vuoto nella manutenzione e nella sorveglianza che ha contribuito al continuo deterioramento del sistema di irrigazione centralizzato. Inoltre, i livelli d’acqua nella diga di Sennar sono diminuiti a causa della siccità, aggravando la situazione.


Secondo l’ingegnere idraulico Abdullah Al-Haj, “Il problema attuale non è solo la scarsità d’acqua, ma l’assenza di un’autorità esecutiva disciplinata in grado di gestire la distribuzione come una volta”. In 20 anni, migliaia di feddan di terra agricola nel progetto Gezira, inclusa Managil, hanno perso la copertura irrigua, lasciando i contadini a cercare disperatamente soluzioni.

Malgrado i continui scambi di idee tra Ahmed e i suoi vicini sulla possibili soluzioni, nessuna di esse ha dato risultati concreti. “Abbiamo cercato di trovare delle alternative, ma non ci sono risorse. Non c’è acqua da pompare”, afferma sconsolato. “Il governo continua a promettere senza agire. Se i canali non vengono preparati, non saremo in grado di coltivare nella prossima stagione.”


Le Iniziative dei Contadini per Affrontare la Crisi

In un’altra parte del progetto Gezira, Tayeb Gad Al-Mawla ha dovuto ricorrere a una piccola pompa a benzina dopo che la manutenzione regolare dei canali è cessata. Nella sezione di Manasi, dove coltiva pomodori e grano, l’acqua è ancora disponibile, ma dover gestire una pompa propria costituisce un onere significativo. Far funzionare una pompa per un giorno costa tra i 60 e i 70 dollari, ripetutti ogni 25 giorni.

“Passo le notti accanto alla pompa, ascoltando il motore e assicurandomi che l’acqua fluisca. Qualsiasi interruzione potrebbe costarmi l’intera stagione”, racconta con preoccupazione. Situazioni simili sono comuni tra i contadini della regione, dove la mancanza di irrigazione ha portato a profonde crisi economiche.


Circa 300 chilometri a valle, Abdelhafiz Mohamed gestisce 25 ettari (60 acri) vicino al fiume e ha subito anche lui l’inadeguatezza dei sistemi di irrigazione. Dopo un anno senza ricevuta d’acqua, ha deciso di installare un sistema d’irrigazione alimentato da energia solare. “Abbiamo esitato inizialmente a causa dei costi elevati, ma la situazione richiedeva un cambiamento”, spiega. Ora osserva le sue pompe solari per garantire che funzionino correttamente, imparando a gestire le nuove sfide che sorgono.

Il passaggio all’energia solare è stato una risposta d’emergenza a una situazione in cui le opzioni esistenti sono venute meno. “La domanda di sistemi solari è aumentata notevolmente negli ultimi due anni, soprattutto quando ci sono stati frequenti blackout elettrici”, afferma Mohamed Al-Haj, manager di un’azienda di sistemi solari. “Questa soluzione è diventata per molte persone una necessità primaria per non perdere la stagione agricola.”


Mentre i contadini più facoltosi si rivolgono all’energia solare, molti contadini a basso reddito restano esclusi dalla transizione. Questo divario economico e sociale si sta ampliando, con i piccoli agricoltori costretti a dipendere da un sistema di canali in decadimento per le loro colture. La maggior parte di loro coltiva cereali di base come sorgo, grano e legumi, senza la possibilità di permettersi l’installazione di un sistema di irrigazione solare ad alto costo. Questa situazione è preoccupante non solo per la sicurezza alimentare in Sudan, ma anche per la sostenibilità economica dei piccoli agricoltori.

Da parte loro, le autorità sindacali hanno mostrato assenza di engagement. “Ci è stato lasciato gestire tutto da soli”, afferma Ahmed. “Il governo promette, ma non agisce.” L’ineguaglianza crescente tra contadini evidenzia un drammatico contrasto tra chi riesce ad accedere a soluzioni moderne e chi rimane intrappolato in un sistema inadeguato.

Fonti ufficiali: Nazioni Unite, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.

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Luigi Salemi: