Quattro sentenze inesistenti citate davanti al Tribunale di Siracusa hanno portato alla sanzione di un avvocato. Il caso riguarda la sentenza n. 338 del 20 febbraio, relativa a un contratto di sublocazione. Nel corso del processo, il legale aveva prodotto quattro precedenti di Cassazione corredati da passaggi testuali virgolettati, a sostegno della tesi della sua cliente.
Un controllo effettuato dai giudici ha però rilevato che nessuna delle sentenze citate conteneva i passaggi riportati, evidenziando così l’uso improprio di fonti giuridiche.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale generativa
Secondo quanto riportato dai giudici, l’unica ipotesi plausibile è che il legale si sia avvalso di uno strumento di intelligenza artificiale generativa senza verificarne l’attendibilità rispetto alle fonti primarie.
Come spiegato nella sentenza: “l’unica ipotesi residua, e al tempo stesso la più compatibile con la fenomenologia concreta del caso, è che il difensore si sia avvalso di uno strumento di intelligenza artificiale generativa senza sottoporre gli output ottenuti alla doverosa verifica sulle fonti primarie”.
I rischi dell’uso non verificato dell’AI in ambito legale
Il caso mette in luce i pericoli legati all’uso di strumenti di AI nel diritto. Anche se alcune piattaforme basate su intelligenza artificiale possono supportare l’analisi di documenti complessi o suggerire motivazioni di appello, il loro utilizzo senza una verifica rigorosa può portare a errori gravi, come la citazione di sentenze inesistenti.
Giuseppe Gurrieri, vicepresidente della Camera penale di Siracusa, sottolinea: “Esistono AI associate alle banche dati che vengono utilizzate da colleghi. Non scrivono gli atti, ma sviluppano determinati motivi di appello oppure analizzano documenti molto estesi. Quindi un appropriato utilizzo dello strumento può essere utile”.
Conseguenze e monito per il futuro
Il punto cruciale, secondo gli esperti, è che l’AI deve essere uno strumento ausiliario, mai sostitutivo del giudizio umano. La verifica delle fonti primarie rimane imprescindibile, soprattutto in ambito legale dove l’accuratezza delle informazioni è fondamentale. La vicenda siracusana rappresenta un monito per gli avvocati e i professionisti del settore: l’innovazione tecnologica può essere un alleato potente, ma senza prudenza e controllo rischia di trasformarsi in una fonte di responsabilità legale.
In un contesto dove strumenti di intelligenza artificiale generativa diventano sempre più accessibili, il dibattito sull’etica e sull’affidabilità delle fonti è destinato a crescere, imponendo un equilibrio tra innovazione e rigore professionale.