La conservazione significativa richiede verità, non solo dati, afferma l’ecologo politico.

La Realtà Politica Dietro la Conservazione Ambientale

Negli ultimi anni, il potere politico e le strategie di gestione ambientale sono sempre più controllati da una ristretta élite di enti corporativi. Secondo Bram Buscher, ecologo politico della Wageningen University nei Paesi Bassi, questo fenomeno rende difficile una gestione efficace della crisi ambientale. La concentrazione di potere si verifica su piattaforme digitali che non si basano su fatti o verità, ma che servono solo a massimizzare i profitti. Comprendere queste dinamiche di potere è cruciale per il successo del movimento ambientale.

Buscher sottolinea che limitarsi a impiegare termini come “soluzioni basate sulla natura” o “capitale naturale” non affronta le radici dei problemi strutturali. “Se continui a fare le stesse cose senza considerare le cause profonde, non sfidi le strutture di potere esistenti,” afferma.


La Necessità di una Nuova Visione per la Conservazione

Secondo Buscher, l’idea di “capitalismo delle piattaforme”, che descrive come le aziende tecnologiche controllino le interazioni umane, ha rese difficili le comunicazioni nella conservazione ambientale. Aziende come Facebook e Google, monopolizzando le piattaforme sociali, spesso pongono la raccolta di dati al di sopra del coinvolgimento autentico dei cittadini. Di conseguenza, il messaggio del movimento ambientale fatica a trovare un’udienza aperta.

Affermando che “parlare verità al potere” è essenziale, Buscher invita i conservazionisti a essere audaci. Nonostante gli sforzi per creare aree protette, il numero di specie in via di estinzione continua a crescere. L’estinzione della fauna selvatica è avvenuta in un periodo in cui le aree protette sono aumentate dal 1% al 16%-17%. Questo è un chiaro segnale che le strategie correnti non sono sufficienti.


Inoltre, esiste un forte legame tra crisi ambientale e crisi politica. Alcuni ecologi politici sostengono che, per affrontare le vere cause dell’estinzione, sia necessaria una trasformazione strutturale più profonda, che non può prescindere dalla considerazione di fattori sociali ed economici. In questo contesto, la conservazione non può limitarsi alla creazione di riserve, ma deve interrogarsi su come gli esseri umani interagiscono con l’ambiente.

La proattività delle organizzazioni non governative e dei conservazionisti è essenziale. L’attuale rete di aree protette non rappresenta una soluzione sufficiente se non si affronta il “rubinetto” delle strutture economiche che continuano a minacciare la biodiversità. Buscher paragonerebbe l’attuale situazione a “strizzare l’acqua dal pavimento mentre il rubinetto continua a scorrere”.


Rivoluzione nella Comunicazione Ambientale

In un panorama in cui “il capitalismo delle piattaforme” gioca un ruolo cruciale, Buscher sottolinea la necessità di ripensare le modalità di comunicazione. La sfida è quella di creare canali di comunicazione non dominati dalla logica del profitto. I social media tradizionali, secondo Buscher, non sono in grado di facilitare una comunicazione efficace sui temi ambientali. La creazione di una nuova infrastruttura pubblica per i social media potrebbe rappresentare una soluzione.

Progetti come la “Convivial Conservation Coalition” si pongono come obiettivo quello di unire le forze a livello globale per affrontare le interconnessioni tra crisi ecologica e potere politico. Con esperti provenienti da tutto il mondo, l’iniziativa mira a costruire una base comune per sfidare le strutture di potere oppressive che ostacolano i progressi nella conservazione e nella giustizia sociale.


In un’epoca caratterizzata da politiche autoritarie e crisi ambientali, è fondamentale che ciascuno di noi dia voce e seguito alle ingiustizie. “Riconoscere il potere”, afferma Buscher, “è il primo passo per poterlo sfidare”. Parlando verità al potere, i cittadini possono contribuire a una reale trasformazione. Le azioni individuali, collettive e l’organizzazione politica possono rappresentare le chiavi per affrontare queste sfide.

Per ulteriori informazioni su questi temi, si possono consultare fonti ufficiali come riviste accademiche nel campo dell’ecologia politica e le iniziative da parte di organizzazioni come WWF e Conservation International, che lavorano per stabilire un ponte tra conservazione e giustizia sociale.

In conclusione, è evidente che la conservazione non può essere dissociata dalle strutture di potere esistenti e che per affrontare le sfide ambientali contemporanee è necessaria una nuova visione che integri economia, giustizia sociale e ambientalismo.

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Luigi Salemi: