Il Ruolo Cruciale della Cooperative per la Conservazione Ambientale
Il successo delle iniziative di conservazione, dai settori ittici alle foreste, si basa sulla costruzione di fiducia e cooperazione tra le comunità. Un recente intervento sottolinea che le riforme strutturali nelle politiche di conservazione possono cambiare le regole, ma il vero successo si raggiunge solo quando cambiano i comportamenti associati a queste regole. «La conservazione duratura avviene quando le persone si fidano delle regole e partecipano attivamente ai sistemi che le rendono reali», afferma l’autore. Questo articolo è una riflessione e non riflette necessariamente le opinioni di Mongabay.
Nel mondo della conservazione, non mancano politiche ambiziose. Le aree marine protette coprono attualmente circa l’8% degli oceani, mentre le terre protette costituiscono quasi un quinto della superficie terrestre. Sulla carta, i risultati appaiono promettenti.
Le Promesse dei “Paper Parks” e la Necessità di Riforme Strutturali
Gli ambientalisti, però, hanno avvertito a lungo del problema dei “paper parks”: aree protette che esistono solo sulla carta. Dopo che la legislazione è stata approvata, i confini vengono definiti e le regole modificate, ma la fauna, i pesci e le foreste non recuperano perché i comportamenti umani sui quali si basano queste regole non cambiano. Questa situazione evidenzia un insegnamento cruciale per i conservazionisti: le riforme strutturali sono necessarie, ma non sempre sufficienti. Le riforme strutturali stabiliscono le regole, ma le dinamiche comportamentali determinano se tali regole diventano un sistema funzionante o rimangono appunto promesse di carta.
Uno dei temi centrali di questo dibattito è sollevato dal recente libro di Nick Chater e George Loewenstein, intitolato “It’s On You”, che critica il cosiddetto “i-frame”. Questo approccio si concentra su interventi che cercano di modificare il comportamento individuale all’interno di sistemi esistenti, come campagne informative o messaggi di promemoria. Secondo gli autori, questa logica tende a distogliere l’attenzione dalle riforme strutturali necessarie. In contrasto, l'”s-frame” si concentra sul cambiamento del sistema stesso attraverso leggi e regolamenti.
Ma i nudges, o spinte comportamentali, che cercano di cambiare i comportamenti individuali spesso si rivelano insufficienti per affrontare grandi problemi come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità o la deforestazione. Le loro critiche mostrano che le riforme strutturali spesso hanno un impatto maggiore rispetto alle modifiche comportamentali marginali. Tuttavia, è fondamentale non interpretare questa visione in modo troppo ampio, come se una volta raggiunta la riforma strutturale, il lavoro comportamentale diventasse secondario.
Uno dei problemi centrali della conservazione è l’esigenza di coordinamento tra le comunità. Le risorse condivise, come le popolazioni ittiche e forestali, richiedono un uso collettivo responsabile. Se un pescatore crede che gli altri non seguiranno le regole, sarà tentato di pescare in modo intensivo prima che lo facciano altri. È qui che entra in gioco la scienza del comportamento: anticipare le risposte dei comportamenti nella progettazione delle politiche è solo una parte della sfida. È necessario costruire una infrastruttura sociale, norme di cooperazione e sistemi di monitoraggio.
Questa necessità di coordinamento porta a una complicazione dell’idea di “i-frame” e “s-frame”. Se la cooperazione e il monitoraggio sono ciò che rende una politica operativa, tali dinamiche comportamentali non sono solo risposte individuali, ma parte integrante del sistema stesso.
Osserviamo, ad esempio, le dinamiche in molte comunità di pescatori nei tropici. Anche se i governi stabiliscono aree marine protette, la reale efficacia dipende dalle aspettative condivise, dai sistemi credibili di monitoraggio delle violazioni e dalla fiducia che gli altri seguiranno le regole.
Un’altra osservazione interessante riguarda l’agricoltura: anche con politiche favorevoli, l’adozione di pratiche agricole sostenibili aumenta solo quando i contadini vedono colleghi di fiducia avere successo e quando le aspettative sociali cambiano.
Sia Chater che Loewenstein riconoscono che le spinte comportamentali non risolveranno le sfide ambientali. Hanno anche ragione nel dire che spesso le aziende promuovono la responsabilità individuale per ostacolare le riforme. Eppure, la lezione essenziale per la conservazione e altre politiche è che la consapevolezza comportamentale non diventa meno importante una volta conseguita una riforma strutturale.
Decenni di esperienze con “paper parks” hanno dimostrato che la semplice creazione di aree protette non basta. Il vero lavoro consiste nel costruire norme di cooperazione, sistemi di monitoraggio e aspettative di conformità, che sono i meccanismi attraverso cui la conservazione avviene realmente.
Riforme strutturali senza una progettazione comportamentale producono parchi di carta, mentre una progettazione comportamentale senza riforma strutturale porta a un impegno senza le fondamenta istituzionali necessarie per un cambiamento duraturo. La conservazione efficace si consegue quando le persone si fidano delle regole e partecipano attivamente ai sistemi che rendono effettiva la conformità.
Fonti:
– Relano, V., & Pauly, D. (2023). The ‘Paper Park Index’: Evaluating Marine Protected Area effectiveness through a global study of stakeholder perceptions. Marine Policy, 151, 105571.
– Ferraro, P. J., McIntosh, C., & Ospina, M. (2007). The effectiveness of the US endangered species act: An econometric analysis using matching methods. Journal of Environmental Economics and Management, 54(3), 245-261.
– Gutiérrez, N. L., Hilborn, R., & Defeo, O. (2011). Leadership, social capital and incentives promote successful fisheries. Nature, 470(7334), 386-389.
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