Permangono criticità nell’applicazione delle norme sulla tutela della maternità e sull’interruzione volontaria di gravidanza in Sicilia. A sostenerlo sono la Cgil Sicilia, che in una nota segnala carenze strutturali e organizzative nel sistema sanitario regionale.
Secondo Gabriella Messina, segretaria confederale del sindacato, ed Elvira Morana, responsabile per le politiche di genere, persistono problemi legati alla scarsità di dati forniti dalle strutture ospedaliere, alla presenza insufficiente di medici non obiettori e al conseguente sovraccarico di lavoro per quelli in servizio. “Continua a emergere la consapevole inerzia del Governo regionale nel garantire un diritto fondamentale alle donne”, affermano.
Il sindacato denuncia mancanza di dati e pochi medici non obiettori
La Cgil richiama anche l’ultima relazione ministeriale sul tema, relativa al 2023, evidenziando un aumento degli accessi all’interruzione volontaria di gravidanza tra le minorenni, con 177 casi registrati. Un dato che, secondo il sindacato, rende necessario potenziare i consultori familiari, rafforzare l’educazione affettiva e migliorare l’informazione sull’uso degli anticoncezionali nelle scuole.
Le dirigenti ricordano inoltre che, durante un’audizione del 5 novembre, l’assessora alla Salute Daniela Faraoni aveva annunciato interventi attraverso la programmazione sanitaria. “Ci chiediamo quale programmazione sia possibile in assenza di un’analisi compiuta”, sottolineano, chiedendo che l’assessora riferisca in commissione.
Immediata la replica dell’esponente del governo regionale, che respinge le accuse. “Il Servizio sanitario regionale riconosce e garantisce il diritto della donna all’interruzione volontaria della gravidanza”, afferma Faraoni, ribadendo che le strutture dedicate sono presenti in tutta l’isola.
L’assessora sottolinea inoltre come il ricorso crescente al trattamento farmacologico abbia ridotto la necessità di interventi chirurgici e, di conseguenza, anche l’impatto dell’obiezione di coscienza tra il personale sanitario. “Non c’è alcuna inerzia – aggiunge – tutte le aziende sanitarie hanno attivato i percorsi previsti e avviato le procedure per nuove assunzioni”.
Faraoni evidenzia infine il ruolo della rete dei consultori familiari e richiama l’attenzione sul tema delle gravidanze tra le minori, definito “un problema sociale” che richiede l’impegno congiunto di tutte le istituzioni.
Il confronto resta aperto, con posizioni distanti tra chi denuncia disservizi e chi, invece, difende l’efficacia dell’organizzazione sanitaria regionale.