INPS, “Ammettiamo l’errore, ci dovete ridare indietro i soldi”: pensionati siciliani disperati | Dovete restituire fino all’ultimo centesimo

INPS - fonte_Ansa - Sicilianews24.it

Recupero degli indebiti pensionistici: quando l’INPS può richiedere somme già erogate: casi in cui la restituzione è legittima

Non tutte le pensioni erogate dall’INPS sono definitive e immutabili. In alcune circostanze, infatti, l’Istituto può chiedere la restituzione di somme percepite per errore. Il principio generale deriva dall’articolo 2033 del Codice Civile: chi riceve un pagamento non dovuto è tenuto a restituirlo. Tuttavia, nel caso delle pensioni la questione è più complessa, poiché questi pagamenti hanno una funzione alimentare e rappresentano il sostentamento del pensionato.

L’ente previdenziale può richiedere la restituzione delle somme indebitamente corrisposte in diverse situazioni. La condizione essenziale è che l’errore non sia imputabile esclusivamente all’INPS, ma derivi da comportamenti del pensionato, come dichiarazioni false o omissioni volontarie di informazioni rilevanti. In questi casi, il recupero è considerato legittimo e il pensionato non ha diritto a opposizione.

Se invece l’errore è esclusivamente dell’INPS e il pensionato ha agito in buona fede, l’ente non può pretendere la restituzione. La buona fede si configura quando la pensione è stata liquidata tramite un provvedimento ufficiale e definitivo, e il beneficiario non ha nascosto informazioni né commesso alcuna frode. In queste circostanze, la legge tutela chi riceve il pagamento legittimamente, evitando richieste di rimborso ingiustificate.

Particolare attenzione va riservata alle pensioni liquidate in via provvisoria. Questi trattamenti sono calcolati in attesa della definizione definitiva della pensione e possono comportare conguagli successivi. Tuttavia, la giurisprudenza tende a proteggere il pensionato quando l’errore emerge dopo molti anni, soprattutto se dovuto all’inerzia dell’INPS, limitando la possibilità di recupero retroattivo.

Termini e prescrizione del recupero


La legge prevede un termine massimo di dieci anni per richiedere la restituzione delle somme indebite, decorso dal momento in cui l’ente ha effettiva conoscenza dell’errore. Se l’INPS non agisce entro questo periodo, il diritto al recupero si prescrive e non può più essere esercitato, garantendo una tutela ulteriore ai pensionati.

Quando il recupero è legittimo, l’INPS deve seguire un ordine preciso: compensare le somme con eventuali arretrati, applicare trattenute dirette sulla pensione in corso o richiedere il pagamento diretto. È previsto inoltre che l’ente valuti la situazione economica del pensionato, consentendo piani di rientro lunghi e sostenibili, anche fino a 120 rate mensili.

In coda all’Inps – fonte pexels – Sicilianews24.it

Aspetti fiscali e calcolo delle somme


Le somme da restituire devono essere calcolate al netto delle ritenute fiscali già effettuate, per evitare che il pensionato subisca una doppia penalizzazione. Questo accorgimento tutela chi, pur dovendo restituire l’indebito, ha già pagato le imposte sui redditi percepiti in buona fede.

Un caso frequente riguarda le pensioni legate al reddito, come l’assegno sociale o l’integrazione al minimo. L’INPS effettua controlli annuali e può richiedere la restituzione delle somme se emergono discrepanze. Anche in questi casi, però, esistono limiti temporali: il recupero deve avvenire entro l’anno successivo alla dichiarazione o alla scoperta dell’errore, salvo dolo del pensionato.

Ludovico Belmonte: