Il Suriname non troverà salvezza nelle coltivazioni di soia.

Il Suriname non troverà salvezza nelle coltivazioni di soia.

I rischi ambientali associati a questo modello sono ancora più allarmanti. La monocultura su scala industriale, infatti, richiede un uso intensivo di agrochimici come il glifosato e fertilizzanti a base di fosforo, i quali, inevitabilmente, inquinano i corsi d’acqua. Fiumi e laghi, che forniscono acqua potabile e pesce — alimento fondamentale per molti cittadini surinamesi — vengono compromessi. In sostanza, mentre il mercato estero beneficia della carne e della soia prodotte, le comunità locali, che dipendono dal pesce disponibile nei loro fiumi, subiscono un impatto negativo significativo.

Le pressioni ambientali sono amplificate anche da problematiche già esistenti, come la contaminazione da mercurio causata dall’estrazione d’oro su piccola scala, che colpisce i corsi d’acqua. Inoltre, l’espansione infrastrutturale adatta per l’agricoltura su larga scala, come strade e insediamenti, potrebbe aggravare ulteriormente la situazione, facilitando ulteriori attività estrattive in aree remote.

È essenziale riflettere anche sulle questioni legate alla sovranità. A livello globale, l’assegnazione di terre a investitori esteri ha spesso comportato una perdita di potere decisionale per i governi nazionali. Quando la terra è gestita da entità straniere, le scelte riguardanti l’uso del suolo, la manodopera, i mercati e i profitti sfuggono al controllo locale. Per un paese piccolo come Suriname, questo può creare una dipendenza strutturale difficile da invertire.

Suriname, tuttavia, conserva ancora uno dei livelli di copertura forestale più elevati al mondo e reti fluviali relativamente intatte. Queste risorse non devono essere considerate come opportunità di sviluppo da sfruttare, ma piuttosto come beni strategici che garantiscono resilienza nazionale, sicurezza alimentare e identità culturale.

Di fronte all’aumento dei costi per combustibili e fertilizzanti a causa dei conflitti in Europa e in Medio Oriente, è fondamentale per Suriname rafforzare i propri sistemi alimentari. L’urgenza è evidente per un paese che importa cibo. Tuttavia, la soluzione non risiede nell’agricoltura su larga scala destinata ai mercati esteri, specialmente in presenza di proprietà straniera.

Suriname ha bisogno di una strategia agricola che miri a garantire la sicurezza alimentare, ridurre i costi, supportare i produttori locali e mantenere fiumi e foreste sani. È essenziale che il valore economico rimanga nel paese il più possibile.

Prima di prendere decisioni cruciali, i responsabili politici dovrebbero porsi tre domande fondamentali: chi trarrà beneficio? Chi dovrà sacrificare? E cosa rimarrà per le generazioni future? È fondamentale, infine, che prima di qualsiasi accordo venga ascoltata l’opinione di coloro che dipendono maggiormente dai fiumi e dalle foreste pluviali di Suriname per il loro sostentamento quotidiano.

Per approfondire ulteriormente, è possibile fare riferimento alle pubblicazioni di esperti nel campo dell’agricoltura sostenibile e della conservazione, come quelle della World Wildlife Fund (WWF) e Food and Agriculture Organization (FAO).

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