Negli ultimi mesi, il Central Zoo del Nepal ha vissuto un’emergenza grave a causa di un’epidemia di influenza aviaria. Dall’inizio dell’outbreak a metà giugno, sono morti almeno 40 animali, la maggior parte dei quali rapaci e carnivori. Tra questi, è stato confermato anche il decesso di un leopardo comune. Nonostante la gravità della situazione, il giardino zoologico non ha confermato ufficialmente il numero dei decessi.
Dettagli sull’epidemia di influenza aviaria
La crisi sanitaria è iniziata quando sono stati rinvenuti uccelli morti, tra cui una civetta e un corvo, con risultati positivi ai test rapidi per l’influenza aviaria. I funzionari del parco hanno fornito date contrastanti riguardo ai primi uccelli trovati senza vita. Nonostante il test positivo riscontrato il 14 giugno, il giardino zoologico è rimasto aperto fino al 19 giugno, permettendo al virus di diffondersi all’interno della struttura.
Investigazioni preliminari indicano che i corvi selvatici potrebbero essere stati il vectore principale. Un nido è stato trovato vicino all’area delle civette, e le feci degli uccelli infetti avrebbero potuto contaminare la fonte d’acqua delle civette. Inoltre, il pollo crudo somministrato ai carnivori è oggetto di verifiche, essendo una possibile fonte di contagio.
Inchiesta sulla gestione dell’emergenza
La gestione del focolaio è attualmente oggetto di un’indagine condotta da un portavoce che ha precedentemente sostenuto le decisioni del zoo. La mancanza di trasparenza e le discrepanze nei rapporti ufficiali hanno sollevato interrogativi. I funzionari del zoo hanno affermato che un corvo morto è stato trovato il 13 giugno; altri funzionari, invece, hanno ribadito che i fatti risalgono al 12, con conferme anche da parte di un ufficiale veterinario.
Questo conflitto temporale è preoccupante, in quanto il primo segnale di allerta è giunto solo cinque giorni prima della chiusura del parco, aumentando il rischio di un’ulteriore diffusione del virus. Spiegazioni suggestive sugli effetti del calore estivo su corvi e piccioni sono state avanzate, ma gli esperti yarano indicano che le analisi di laboratorio dell’infezione erano già in corso.
Alcuni animali, come i gatti leopardo e le civette, sono stati anch’essi colpiti; due di essi sono già deceduti. La situazione è ora motivo di crescente preoccupazione, con esperti che hanno segnalato che prima dell’epidemia, molti animali non erano in buone condizioni di salute.
Un’indagine interna ha rilevato che molte delle vittime non erano in ottima salute, portando i membri dello staff a ritenere che l’impatto dell’epidemia sarebbe stato meno critico se gli animali fossero stati monitorati e curati adeguatamente.
Il Central Zoo, che si estende su sei ettari e ospita circa 942 animali di vari specie, è ora al centro di critiche per la sua gestione della crisi. Mukul Upadhyaya, funzionario del Dipartimento dei Servizi Veterinari, ha evidenziato che la contaminazione da carne cruda è possibile solo in condizioni specifiche. È cruciale che il virus riesca a sopravvivere durante il trasporto e la manipolazione.
La chiusura del parco, avvenuta il 19 giugno, è stata determinata da preoccupazioni su possibili ulteriori diffusione del virus durante il festival Bhoto Jatra, un evento di grande richiamo. Nonostante tutte queste problematiche, il zoo ha difeso le proprie operazioni e ha attestato di seguire i protocolli adeguati per garantire la salute degli animali.
Il focolaio di influenza aviaria, il primo di questo tipo nella storia del giardino zoologico, ha evidenziato lacune significative nella sorveglianza e nella gestione della salute animale in Nepal. Eventuali futuri focolai potrebbero portare a conseguenze devastanti non solo per gli animali ospitati, ma anche per la fauna selvatica e l’ecosistema circostante.
Le segnalazioni di animali morti sono diminuite dal 24 giugno, grazie agli sforzi per contenere l’epidemia. La situazione attuale richiede un monitoraggio continuo per evitare che simili crisi si ripetano in futuro. Molti esperti, incluso il noto ornitologo Rajendra Suwal, avvertono che è necessario migliorare i protocolli sanitari nei giardini zoologici per proteggere sia gli animali selvatici che quelli in cattività.
In definitiva, la gestione di questa emergenza rappresenta un’opportunità per rivedere e ottimizzare le politiche veterinarie e le misure preventive necessarie per garantire il benessere degli animali in Nepal.
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