Il cambiamento climatico minaccia i yak selvatici e domestici del Nepal.

Le sfide della pastorizia tradizionale in Nepal

Nelle remote praterie alpine del Nepal, i pastori tradizionali affrontano una serie di sfide legate ai cambiamenti climatici, all’aumento dei costi e alla scarsità di manodopera. I tradizionali allevatori di yak, animali fondamentali per la loro capacità di trasporto, carne e lana, si trovano a dover fronteggiare condizioni sempre più avverse. Secondo un report dell’International Centre for Integrated Mountain Development (ICIMOD), l’alterazione del ciclo idrico e le modifiche alla vegetazione dovute all’innalzamento delle temperature stanno compromettendo la qualità dei pascoli.

I pascoli, indispensabili per il foraggio degli yak domestici e selvatici, sono in diminuzione a causa della siccità e dei cambiamenti glaciali, aumentando il rischio di incendi e riducendo le aree di pascolo. Gli yak selvatici, che già affrontano minacce come la perdita di habitat e l’incrocio con yak domestici, si trovano in una situazione particolarmente critica. La loro popolazione è stimata in meno di 10.000 esemplari, mentre la pressione antropica e la diminuzione della qualità dei pascoli mettono a rischio la loro sopravvivenza.


Un cambio di scenario

Youngdung Jhama Lama, un giovane pastore della regione di Dolpo, ha visto profondi cambiamenti nel modo di fare pastorizia. “Ora abbiamo solo quattro yak”, racconta, sottolineando che l’aumento dei costi e la scarsità di manodopera stanno rendendo sempre più difficile l’allevamento di questi animali. Molti giovani abbandonano le zone montane in cerca di opportunità nelle città, aggravando la situazione economica delle famiglie tradizionali. Secondo il censimento nazionale del 2021, il Nepal ha registrato un significativo flusso migratorio in uscita dalle zone montane, evidenziando la crisi di manodopera nei settori tradizionali.

Lama spiega che negli ultimi anni molti della sua comunità hanno venduto gran parte dei propri yak, rinunciando a produrre latte e formaggio. “Durante il Covid-19, le chiusure dei valichi tra Dolpo e Cina hanno reso impossibile il tradizionale scambio commerciale”, dice, evidenziando la difficoltà di accesso al mercato. I prodotti come lana e formaggio non trovano più sbocchi locali, rendendo l’allevamento degli yak meno vantaggioso.


Le condizioni climatiche in peggioramento causano anche un aumento delle malattie tra gli yak, amplificando ulteriormente le difficoltà per gli allevatori. “Le infezioni possono essere letali, e il costo per portare un veterinario è troppo elevato”, spiega Lama. Le malattie, insieme alla carenza di risorse alimentari e ai cambiamenti climatici, stanno alterando il modo in cui questi pastori possono gestire i loro animali.

Un altro aspetto critico è l’incrocio tra yak domestici e selvatici. Krishna Prasad Acharya, veterinario presso il Dipartimento dei Servizi Veterinari, avverte che questo fenomeno potrebbe minacciare la purezza genetica degli yak selvatici. Gli yak selvatici, caratterizzati da un corpo robusto e una maggiore adattabilità, rischiano di perdere le loro caratteristiche uniche a causa dell’incrocio.

La necessità di una conservazione efficace

Per affrontare questa crisi, è fondamentale sviluppare iniziative di conservazione efficaci. Naresh Kusi, studioso presso l’Università della Norvegia, suggerisce di istituire riserve per gli yak selvatici. Queste aree protette non solo preserverebbero l’habitat degli yak selvatici, evitando conflitti con gli allevamenti domestici, ma contribuirebbero anche alla manutenzione degli ecosistemi di pascolo.

“In questo modo, possiamo garantire una maggiore protezione per gli yak selvatici e stabilizzare la loro popolazione”, afferma Kusi. La sinergia tra comunità locali e stili di vita tradizionali si rivela essenziale per il successo di tali iniziative. Il valore della conoscenza tradizionale nella gestione del pascolo non deve essere sottovalutato e rappresenta un patrimonio culturale da preservare.


L’importanza degli yak nella conservazione degli ecosistemi montani viene spesso ignorata. La loro presenza contribuisce significativamente all’equilibrio ecologico delle regioni alpine, e il loro allevamento sostenibile dovrebbe essere incentivato. Le risorse e i fondi governativi potrebbero essere indirizzati per sostenere pratiche di pastorizia tradizionale, che non solo preserverebbero la cultura locale, ma anche la biodiversità delle regioni alpine del Nepal.

In definitiva, le sfide che affrontano i pastori di yak rappresentano un microcosmo delle problematiche ambientali e sociali più ampie che colpiscono molte comunità indigene in tutto il mondo. Una risposta coordinata che integri conoscenze tradizionali e scoperte scientifiche potrebbe fornire un modello utile da seguire.

### Fonti

1. International Centre for Integrated Mountain Development (ICIMOD)
2. Census Nazionale del Nepal 2021
3. Articolo di ricerca su yak e cambiamenti climatici, “Possible Consequences of Climate Change on Survival, Productivity and Reproductive Performance” (Veterinary Sciences, 2022)
4. Studio sulla pastorizia in Gatlang, Nepal: “Yak Herding in Gatlang, Nepal: The Shift From Traditional to Market-Driven Practices” (Mountain Research and Development, 2025)

Questi materiali offrono uno spunto per comprendere meglio le complesse interazioni tra cambiamenti climatici, pratiche di allevamento e conservazione degli yak in Nepal.

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Luigi Salemi: