Il boom dell’oro in Nicaragua minaccia aree protette e terre indigene.

Il boom dell’oro in Nicaragua minaccia aree protette e terre indigene.

Concessioni e Impatti Ambientali

Critici della situazione affermano che l’espansione delle concessioni minerarie ha gravi ripercussioni sull’ambiente e sulle comunità indigene. Le concessioni hanno iniziato a invadere aree protette e terreni ancestrali, con impatti diretti come inquinamento, deforestazione e spostamento delle popolazioni locali. Carmen Corea-Sánchez, autrice principale del rapporto di Wangki, ha sottolineato che dall’inizio del 2022 si è verificato un boom senza precedenti nel numero di concessioni rilasciate.

Nel corso degli ultimi vent’anni, il settore minerario in Nicaragua si è sviluppato costantemente, con l’oro che è diventato uno dei principali esportatori e un pilastro dell’economia nazionale. Nel 2022, il governo ha nuovamente intensificato gli investimenti dopo la riassunzione al potere di Daniel Ortega nel 2007, attirando investimenti, in gran parte da aziende cinesi, e facilitando la creazione di un numero elevato di concessioni.


Tuttavia, la crescente dipendenza dal settore minerario ha creato un ambiente di incertezza. Il Ministero dell’Energia e delle Miniere ha riservato quasi 640.000 ettari per future concessioni minerarie, ma ha già superato questa cifra con oltre 685.000 ettari concessi, generando preoccupazioni tra le comunità locali riguardo alla posizione delle future concessioni.

Nel report si evidenzia come almeno 84 delle 213 concessioni siano controllate da aziende cinesi, coprendo più di 1,2 milioni di ettari. L’analisi mette in luce che anche aziende canadesi e britanniche detengono quote significative nel settore. Nonostante le sanzioni americane, gli Stati Uniti rimangono il principale mercato di esportazione per l’oro nicaraguense, seguiti da Canada, Svizzera e altre nazioni.

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