Il becco a scarpa, l’uccello preistorico che può restare immobile per ore
La caratteristica più evidente è proprio il becco, largo, robusto e dotato di una punta ricurva. Può raggiungere dimensioni considerevoli e rappresenta uno strumento fondamentale per catturare le prede.
Il becco a scarpa si nutre soprattutto di pesci, in particolare dipnoi africani, ma può catturare anche rane, serpenti acquatici e piccoli rettili.
La sua tecnica di caccia è basata sulla pazienza. Può rimanere immobile per lunghi periodi, osservando attentamente l’acqua e aspettando che una preda si avvicini. Quando individua il momento giusto, scatta con un movimento rapido e potente, afferrando l’animale con il grande becco.
Le sue zampe lunghe gli permettono di muoversi nelle zone paludose, mentre la postura eretta gli consente di controllare l’ambiente circostante.
Nonostante venga spesso chiamato cicogna becco a scarpa, dal punto di vista evolutivo è più vicino ai pellicani che alle vere cicogne.
Il rumore delle mandibole e il futuro della specie
Un’altra caratteristica curiosa riguarda il suo modo di comunicare. Generalmente silenzioso, durante alcune interazioni sociali e soprattutto vicino al nido può produrre un rumore molto particolare facendo battere rapidamente le mandibole del becco. Il suono ricorda una mitragliatrice o il rumore di un legno battuto ripetutamente.
Durante la riproduzione, maschio e femmina collaborano nella costruzione del nido e nella cura delle uova. Entrambi partecipano alla protezione dei piccoli e possono utilizzare il grande becco per trasportare acqua e raffreddare le uova quando le temperature diventano elevate.
La specie è classificata come vulnerabile: la perdita delle zone umide, il disturbo umano e la trasformazione degli habitat rappresentano minacce importanti.
Il becco a scarpa è dunque molto più di un uccello dall’aspetto insolito. È uno specialista degli ambienti paludosi, un cacciatore paziente e una delle creature più affascinanti dell’avifauna africana.
