I segreti del Cerrado: lacune nella politica di conservazione del Brasile.

Le zone umide del Cerrado: una risorsa carbonica sottovalutata

Le zone umide del Cerrado brasiliano immagazzinano sei volte più carbonio rispetto all’Amazonia, secondo uno studio recente che ha stimato le riserve di carbonio di questo bioma. Questo lavoro pone in evidenza l’importanza ecologica di un’area spesso considerata marginale e più adatta all’agricoltura industriale che alla conservazione. I ricercatori hanno identificato che queste zone umide sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti nei livelli di pioggia e falda acquifera, suggerendo una stabilità inferiore rispetto ad altri ecosistemi tropicali di torba.

Gli esperti ritengono che una mappatura più precisa delle riserve di carbonio del Cerrado potrebbe modificare la percezione di questo bioma, incentivando un approccio più sostenibile alla gestione del territorio. Un’analisi satellitare indica che le zone umide del Cerrado potrebbero estendersi per 16,7 milioni di ettari, rappresentando circa il 2% della superficie totale del Brasile, un’area significativamente più vasta di quanto si pensasse in precedenza.


Il campo e le sfide della ricerca sul Cerrado

Lavorare nei campi delle zone umide del Cerrado implica affrontare sfide notevoli, come evidenziato dall’ecologa Larissa Verona e dal suo team, che devono superare vegetazione alta e condizioni climatiche avverse. Durante una tempesta a Chapada dos Veadeiros, un parco nazionale nello stato di Goiás, il gruppo si è trovato in situazioni di pericolo a causa di incendi scatenati da fulmini. Questo episodio mette in evidenza non solo le difficoltà logistiche nella ricerca sul campo, ma anche i crescenti incendi che affliggono il Cerrado.

Negli ultimi cinquant’anni, il 55% della vegetazione nativa del Cerrado è stata distrutta, principalmente per favorire l’espansione delle monoculture industriali. Questa pratica ha portato alla degradazione del suolo e alla diminuzione delle riserve d’acqua sotterranea. Chiaramente, l’alterazione delle zone umide, note come veredas, rappresenta una minaccia significativa non solo per la biodiversità, ma anche come riserva di carbonio.


In particolare, l’analisi ha dimostrato che le zone umide del Cerrado possono immagazzinare fino a 20 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, un valore sei volte superiore rispetto a una superficie equivalente di foresta amazzonica. Questo solleva interrogativi su come tali risorse non siano state esplorate in modo adeguato in passato. La ricerca ha rivelato che la mancanza di dati strutturati ha portato a sottovalutare le riserve di carbonio del Cerrado tra il 55% e il 90%.

L’importanza di questa scoperta non può essere sottovalutata. La ricerca si inserisce in un contesto più ampio che rivaluta l’importanza ecologica del Cerrado, non solo come hotspot di biodiversità, ma anche come riserva idrica e carbonica. Le zone umide del Cerrado sono già vulnerabili ai cambiamenti climatici; misurazioni delle emissioni di gas serra hanno mostrato che gran parte di queste emissioni si verificano durante la stagione secca.


Una crisi ambientale e la lotta per il Cerrado

Dal 1970, le politiche agricole brasiliane hanno mirato alla “intensificazione sostenibile” del Cerrado, incentivando l’agricoltura, in particolare la soia. La maggior parte del Cerrado è ora di proprietà privata, il che complica ulteriormente la situazione per le comunità locali e le loro pratiche sostenibili. Alcuni contadini nella regione di Fecho de Pasto de Clemente lamentano che oltre il 90% della loro terra è stata convertita per scopi agricoli. Questi cambiamenti hanno avuto un impatto devastante sulla biodiversità e sulla qualità del suolo.

Le risorse finanziarie, come i crediti di carbonio, potrebbero offrire una soluzione per preservare ciò che resta delle aree umide, ma la lotta per il riconoscimento della proprietà della terra rimane cruciale. Le normative sulla regolarizzazione fondiaria esistono, ma nella realtà questi cambiamenti sono molto lenti e difficili da attuare.

La resistenza a comprendere appieno il valore ecologico del Cerrado continua a ostacolare le politiche di conservazione. Secondo gli esperti, è necessario cambiare la narrativa che separa le foreste dallo spazio sociale e agricolo per abbracciare una visione integrata della sostenibilità.


Il futuro del Cerrado e le implicazioni per la biodiversità

Con gli attuali cambiamenti climatici, le prospettive per il Cerrado non sono affatto ottimistiche. Le zone umide, già soggette a un drenaggio intensificato e a periodi di siccità prolungati, rischiano di liberare carbonio precedentemente intrappolato. Gli studiosi avvertono che le politiche attuali non dovrebbero solo focalizzarsi sull’aumento della produzione agricola, ma considerare anche la sostenibilità a lungo termine di questo bioma.

Le scoperte di Verona e del suo team non rappresentano una mera aggiunta alla letteratura scientifica, ma un appello urgente per un cambio di paradigma nella conservazione del Cerrado. Consentire una migliore comprensione e protezione di queste zone umide potrebbe non solo preservare la biodiversità, ma anche stabilizzare le emissioni di carbonio, mitigando così gli effetti dei cambiamenti climatici.

Le politiche dovrebbero incentivare una gestione più sostenibile, puntando non solo a proteggere le aree forestali, ma anche a salvaguardare l’importanza ecologica dei paesaggi di prateria. È cruciale che il Cerrado venga visto come un bioma prezioso e non come un’area sacrificabile per l’agricoltura.

Per ulteriori dettagli sulla ricerca, si consiglia di consultare studi ufficiali pubblicati in riviste scientifiche come Nature Conservation e New Phytologist.


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Luigi Salemi: