I fiumi in Odisha: intervista al “Waterman”, custode delle risorse idriche.
Lavoro e Advocacy per l’Acqua
India rappresenta circa il 18% della popolazione mondiale, ma detiene solo il 4% delle risorse idriche rinnovabili, un divario che intensifica le conseguenze della degradazione dei fiumi. Panda, che ha una formazione in sociologia, ha pubblicato ampiamente su temi legati all’acqua, ai disastri e alle sfide per la salute mentale in relazione ai cambiamenti climatici. Ha anche svolto un ruolo attivo nel conflitto sul fiume Mahanadi tra Odisha e Chhattisgarh, previsto da lui un decennio fa.
“Le ingiustizie idriche, in un certo senso, sono ingiustizie climatiche,” afferma Panda. Le persone più vulnerabili, spesso quelle a basso reddito, si vedono privare dei propri diritti sull’acqua, che diventa sempre più una merce per i ricchi. La conseguenza è che chi ha i mezzi economici riesce ad acquistare l’acqua, mentre gli altri devono affrontare difficoltà crescenti.
Intervista con Ranjan Panda: Dalla Ricerca al Giornalismo
Durante un’intervista via video, Panda parlava del suo percorso che l’ha portato a lavorare con le comunità sull’acqua. “È nel mio periodo universitario che è avvenuta una trasformazione. Sono stati i viaggi nei villaggi tribali che mi hanno aperto gli occhi su realtà che non avrei mai immaginato,” racconta. La sua esperienza personale di scarsità d’acqua già da bambino ha alimentato la sua passione per la causa.
“Le risorse idriche locali sono essenziali per la vita, la cultura e le tradizioni delle comunità,” continua. La sua carriera di giornalista lo ha visto scrivere articoli per diverse pubblicazioni, affrontando questioni urgenti legate all’acqua e ai cambiamenti climatici.
