Gli animali che usano il sedere per respirare

Sembra impossibile, ma alcune specie sono capaci di assorbire ossigeno attraverso una parte del corpo che associamo a tutt’altro. Una soluzione estrema escogitata dall’evoluzione

Respirare con i polmoni, con le branchie o attraverso la pelle ci sembra del tutto normale. Ma respirare attraverso il sedere? Sembra una battuta, e invece in natura è una realtà.

Alcuni animali hanno sviluppato la capacità di assorbire ossigeno attraverso il tratto posteriore del corpo, sfruttando particolari tessuti ricchi di vasi sanguigni. È una strategia sorprendente che permette loro di sopravvivere in condizioni nelle quali la respirazione tradizionale diventa difficile.

La tartaruga che respira sott’acqua


Uno degli esempi più famosi riguarda alcune tartarughe d’acqua dolce. Durante l’inverno, quando i laghi e gli stagni diventano molto freddi, queste tartarughe possono rimanere immerse per lunghi periodi. Non possono salire continuamente in superficie per respirare e, in alcune situazioni, l’acqua può contenere quantità molto basse di ossigeno.

La soluzione è sorprendente: alcune specie possono assorbire ossigeno attraverso strutture altamente vascolarizzate situate nella regione cloacale. La cloaca è una cavità utilizzata per diverse funzioni fisiologiche. In determinate tartarughe acquatiche, la sua superficie può funzionare anche come una sorta di “branchia alternativa”.

L’acqua entra nella cavità e l’ossigeno passa attraverso i tessuti fino a raggiungere il sangue.

Non è proprio respirare come facciamo noi

Naturalmente non significa che questi animali possano vivere per sempre senza utilizzare i polmoni.

L’assorbimento di ossigeno attraverso la regione cloacale è generalmente una strategia complementare e diventa particolarmente importante quando l’animale è sott’acqua per molto tempo. In alcune specie, però, questa capacità può essere fondamentale durante periodi estremi. È un perfetto esempio di come l’evoluzione possa modificare l’utilizzo di una parte del corpo per rispondere a una necessità vitale.

Il caso della tartaruga del fiume Fitzroy

Tra gli esempi più spettacolari c’è la tartaruga del fiume Fitzroy, originaria dell’Australia. Questa specie trascorre gran parte della propria vita in acqua e possiede una particolare capacità di respirazione cloacale. La struttura coinvolta è estremamente vascolarizzata e permette di estrarre ossigeno dall’acqua. In pratica, mentre resta immersa, la tartaruga può continuare a ottenere una parte dell’ossigeno necessario senza dover necessariamente raggiungere la superficie.

E non sono soltanto le tartarughe



La respirazione cloacale non è un’invenzione esclusiva delle tartarughe.  Anche alcuni anfibi possiedono forme di respirazione attraverso la regione cloacale o attraverso superfici corporee particolarmente vascolarizzate.

In questi animali la respirazione cutanea è spesso molto importante: l’ossigeno può attraversare la pelle e raggiungere direttamente i piccoli vasi sanguigni che si trovano appena sotto la superficie. È una caratteristica particolarmente utile per specie che trascorrono molto tempo in acqua o in ambienti poveri di ossigeno.

Quando l’evoluzione trova una soluzione estrema

La cosa più interessante non è tanto la stranezza del meccanismo, quanto il motivo per cui si è evoluto.

In natura sopravvivere significa riuscire a utilizzare al meglio le risorse disponibili. Se l’ossigeno è scarso, un animale che riesce a estrarlo anche attraverso una superficie insolita può avere un enorme vantaggio.

Per milioni di anni l’evoluzione ha quindi trasformato parti del corpo già esistenti in strumenti capaci di svolgere funzioni aggiuntive.

È una sorta di principio del “non si butta via niente” biologico. Un corpo molto più versatile di quanto immaginiamo. Il caso di queste tartarughe ci ricorda quanto sia sbagliato pensare al corpo degli animali come a una macchina rigida, nella quale ogni organo può svolgere una sola funzione.

La natura è molto più creativa.

Una superficie corporea può servire per proteggere, percepire l’ambiente e, in determinate condizioni, persino contribuire alla respirazione.

E così una parte del corpo che normalmente associamo a tutt’altra funzione può trasformarsi, quando serve, in uno strumento essenziale per rimanere vivi. La prossima volta che pensiamo che per respirare servano necessariamente polmoni o branchie, possiamo ricordare una delle regole più sorprendenti della natura: quando l’ambiente cambia, gli animali possono trovare modi incredibili per continuare a respirare.

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