Si rincorrono, si spingono, lanciano oggetti, scivolano e inventano passatempi che sembrano non avere alcuna funzione. Ma il gioco potrebbe essere una delle attività più importanti per imparare a vivere A prima vista sembra tempo perso.
Un cucciolo che rincorre la propria coda, una lontra che scivola ripetutamente lungo una superficie, un giovane delfino che gioca con un oggetto galleggiante. Nessuno di questi comportamenti sembra avere una funzione immediata: non servono direttamente a mangiare, a riprodursi o a sfuggire a un predatore.
Eppure il gioco è sorprendentemente diffuso nel mondo animale. E la domanda è affascinante: perché un animale dovrebbe spendere energie facendo qualcosa che, apparentemente, non serve a nulla?
Il gioco arriva soprattutto quando si è al sicuro
C’è un dettaglio importante. Gli animali giocano soprattutto quando hanno già soddisfatto i bisogni fondamentali e si trovano in condizioni relativamente sicure.
Un giovane mammifero che ha fame o che percepisce un predatore difficilmente si mette a giocare. Il gioco compare quando c’è abbastanza energia disponibile e l’ambiente consente di abbassare temporaneamente la guardia. Questo suggerisce che non sia semplicemente un comportamento casuale.
Una palestra per il cervello
Il gioco potrebbe essere una sorta di laboratorio nel quale i giovani animali imparano a gestire situazioni che incontreranno da adulti. Un cucciolo che lotta con un fratello non sta necessariamente combattendo davvero. Sta imparando a controllare la propria forza, a capire le reazioni dell’altro e a interrompere l’azione quando necessario. Attraverso il gioco può quindi esercitarsi in comportamenti che, più avanti, saranno fondamentali nella vita sociale. È una sorta di allenamento senza conseguenze troppo gravi.
Le lontre e la loro passione per gli oggetti
Le lontre marine sono tra gli animali più affascinanti quando si parla di comportamento ludico. Possono manipolare oggetti, inseguirli, trasportarli e interagire con elementi dell’ambiente in modi che sembrano andare oltre la semplice ricerca di cibo.
In alcune specie il gioco è particolarmente evidente nei giovani, che trascorrono molto tempo a esplorare e manipolare ciò che li circonda. Queste attività possono aiutare a sviluppare coordinazione, capacità motorie e familiarità con l’ambiente.
Anche i corvi sembrano divertirsi
Gli uccelli della famiglia dei corvidi sono famosi per la loro intelligenza e alcuni comportamenti osservati in natura sembrano avere una componente ludica. Possono manipolare oggetti, lasciarli cadere, recuperarli e ripetere determinate azioni senza che sia immediatamente evidente un vantaggio.
In animali dotati di notevoli capacità cognitive, il gioco potrebbe offrire un modo per esplorare le proprietà degli oggetti e sperimentare nuove possibilità. Una specie di laboratorio improvvisato.
I delfini giocano anche da adulti
Nei delfini il gioco è stato osservato anche oltre la fase giovanile. Possono inseguirsi, interagire con oggetti e compiere movimenti acrobatici che non sembrano legati direttamente alla sopravvivenza. Questo è particolarmente interessante perché dimostra che il gioco non è necessariamente soltanto una fase dell’infanzia. In alcune specie può rimanere presente anche nell’età adulta e avere una funzione sociale. Il gioco insegna anche le regole del gruppo.
Per gli animali sociali il gioco può essere un modo per imparare a convivere.
Durante una sessione di gioco bisogna capire quando iniziare, quando fermarsi, quanto mordere o spingere, come reagire ai segnali dell’altro. Un comportamento troppo aggressivo può interrompere immediatamente l’interazione. In questo senso il gioco può diventare una sorta di scuola delle relazioni sociali. I giovani imparano a comunicare, a rispettare i limiti degli altri e a prevedere le loro reazioni.
E se il gioco fosse una forma di intelligenza?
È una delle ipotesi più interessanti. Un animale che gioca può permettersi di sperimentare senza avere necessariamente un obiettivo preciso. Può provare un movimento, modificare un comportamento, osservare cosa succede e ripetere l’esperienza. Questa libertà potrebbe favorire l’apprendimento e la flessibilità mentale.
Non significa che ogni comportamento ludico abbia necessariamente uno scopo preciso. Gli scienziati discutono ancora sulle molte possibili funzioni del gioco. Ma una cosa appare sempre più evidente: non è semplicemente tempo sprecato.
La cosa più sorprendente
Forse il dettaglio più affascinante è proprio questo.
In natura l’energia è preziosa. Correre, saltare, inseguire un compagno o manipolare un oggetto richiede energia e può perfino attirare l’attenzione dei predatori. Se il gioco fosse completamente inutile, sarebbe difficile spiegare perché sia comparso indipendentemente in così tanti gruppi animali.
Potrebbe essere nato proprio perché offre un vantaggio indiretto: permette di provare, sbagliare, imparare e costruire relazioni quando il costo degli errori è ancora relativamente basso. Per questo, dietro una semplice rincorsa tra cuccioli potrebbe esserci qualcosa di molto più importante. Non stanno soltanto giocando. Potrebbero stare imparando a essere adulti.