Gli animali che usano il sedere per respirare

Gli animali che usano il sedere per respirare

La respirazione cloacale non è un’invenzione esclusiva delle tartarughe.  Anche alcuni anfibi possiedono forme di respirazione attraverso la regione cloacale o attraverso superfici corporee particolarmente vascolarizzate.

In questi animali la respirazione cutanea è spesso molto importante: l’ossigeno può attraversare la pelle e raggiungere direttamente i piccoli vasi sanguigni che si trovano appena sotto la superficie. È una caratteristica particolarmente utile per specie che trascorrono molto tempo in acqua o in ambienti poveri di ossigeno.

Quando l’evoluzione trova una soluzione estrema

La cosa più interessante non è tanto la stranezza del meccanismo, quanto il motivo per cui si è evoluto.

In natura sopravvivere significa riuscire a utilizzare al meglio le risorse disponibili. Se l’ossigeno è scarso, un animale che riesce a estrarlo anche attraverso una superficie insolita può avere un enorme vantaggio.

Per milioni di anni l’evoluzione ha quindi trasformato parti del corpo già esistenti in strumenti capaci di svolgere funzioni aggiuntive.

È una sorta di principio del “non si butta via niente” biologico. Un corpo molto più versatile di quanto immaginiamo. Il caso di queste tartarughe ci ricorda quanto sia sbagliato pensare al corpo degli animali come a una macchina rigida, nella quale ogni organo può svolgere una sola funzione.

La natura è molto più creativa.

Una superficie corporea può servire per proteggere, percepire l’ambiente e, in determinate condizioni, persino contribuire alla respirazione.

E così una parte del corpo che normalmente associamo a tutt’altra funzione può trasformarsi, quando serve, in uno strumento essenziale per rimanere vivi. La prossima volta che pensiamo che per respirare servano necessariamente polmoni o branchie, possiamo ricordare una delle regole più sorprendenti della natura: quando l’ambiente cambia, gli animali possono trovare modi incredibili per continuare a respirare.

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