Allerta per i Granchi Invasivi sulla Costa Brasiliana
Uno studio condotto da ricercatori brasiliani e uruguaiani ha confermato la presenza di gamberi invasivi in diverse aree protette lungo la costa brasiliana, inclusi estuari riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio Naturale dell’Umanità. Considerato un predatore opportunista e altamente adattabile a diverse condizioni marine, il gambero di fiume gigante (Macrobrachium rosenbergii) compete con le specie native per cibo e rifugio ed è un potenziale vettore di malattie. Mentre gli scienziati richiedono azioni concrete per fermare l’espansione di questo crostaceo intruso, i pescatori di piccola scala segnalano un calo significativo nelle catture di animali autoctoni, mettendo in evidenza l’impatto delle specie invasive sui loro mezzi di sussistenza.
Ecologia e Rischi Ambientali Legati all’Invasione di Gamberi
La presenza subdola e sempre più persistente di una specie esotica, il gambero di fiume gigante, negli ecosistemi costieri del Brasile sta sollevando serie preoccupazioni tra scienziati, pescatori e gestori ambientali. Questa specie è stata introdotta nel paese negli anni ’70 per sostenere l’industria dell’acquacoltura in crescita e ora non è più limitata alla riproduzione in cattività. Il gambero si è insediato in ambienti naturali estremamente sensibili, comprese le aree protette.
Uno studio pubblicato a febbraio ha rivelato la gravità della situazione, evidenziando i rischi ecologici e ambientali associati a questa “invasione” e i potenziali effetti negativi che, secondo gli esperti, potrebbero intensificarsi nei prossimi anni. Sotto la direzione dell’oceanografo Edison Barbieri, direttore del Centro di Ricerca della Costa Meridionale dell’Istituto di Pesca di San Paolo, il lavoro è stato guidato dalla crescente preoccupazione della comunità scientifica riguardo alle invasioni biologiche negli ecosistemi estuarini. Gli estuari, che comprendono anche le mangrovie, sono aree di transizione tra fiumi e oceano e sono riconosciuti per la loro biodiversità.
Metodi di Studio e Rilevamento della Presenza di Gamberi Invasivi
Le zone estuarine fungono da vivai per molte specie acquatiche, incluse pesci e crostacei di importanza ecologica ed economica. Questi ambienti delicati sono vulnerabili all’introduzione di specie esotiche, che competono con la fauna nativa per risorse vitali. Secondo Barbieri, l’indagine, condotta tra il 2015 e il 2025, è iniziata da un’osservazione importante: mentre il gambero intruso era stato avvistato in diverse regioni del Brasile, mancavano dati sistematici nelle aree di conservazione. “L’introduzione accidentale o intenzionale di specie attraverso l’acquacoltura era già stata osservata, ma non sapevamo quanto influisse sulle unità di conservazione costiera,” ha dichiarato Barbieri.
Lo studio ha riunito un team multidisciplinare e ha combinato diverse metodologie per mappare la presenza della specie, valutare la sua distribuzione e, soprattutto, identificare il suo impatto potenziale sulla fauna nativa. “Abbiamo adottato quattro principali approcci: campionamento sul campo, monitoraggio partecipativo con pescatori, consultazione di banche dati e revisione della letteratura scientifica,” ha spiegato Barbieri.
Preoccupazioni per l’Impatto del Gambero sulla Pesca Locale
Le ricerche si sono concentrate sul Complesso Estuarino-Lagunar di Cananéia-Iguape-Isola Comprida, situato nel sud dello Stato di San Paolo. Quest’area costiera è riconosciuta dall’UNESCO come parte della Riserva della Biosfera della Foresta Atlantica e come Patrimonio Naturale dell’Umanità, comprendendo punti importanti come l’Area di Protezione Ambientale dell’Isola Comprida, che ospita vegetazione di riparia, dune, spiagge e mangrovie.
Dal 2015 al 2025, in collaborazione attiva con i pescatori locali, sono state registrate 68 occorrenze uniche di M. rosenbergii in 10 aree protette lungo la costa brasiliana. La maggior parte di questi avvistamenti è avvenuta in aree dove è consentito un uso sostenibile delle risorse naturali, ma alcune parti richiedono protezione ambientale completa, aumentando i rischi associati alla presenza di questo gambero intruso.
Il facile ciclo riproduttivo del gambero di fiume gigante in ambienti naturali solleva preoccupazioni. Il ritrovamento di femmine ovigere, portatrici di uova fecondate, indica che la specie non solo sta sopravvivendo, ma si sta anche stabilendo efficacemente. Un pattern stagionale è stato osservato nelle catture: la massima incidenza del gambero invasivo si verifica nei mesi più caldi, suggerendo un legame diretto con la temperatura dell’acqua. Questo è preoccupante in un contesto di cambiamenti climatici che possono favorire la proliferazione della specie invasiva.
Implicazioni Economiche per le Comunità Locali
I pescatori di piccola scala stanno già segnalando una serie di cambiamenti nel loro lavoro quotidiano. Nilson Monteiro do Nascimento, un pescatore con 40 anni di esperienza, ha testimoniato una “preoccupante” trasformazione. La coincidenza della presenza di gamberi invasivi con la scomparsa di specie locali ha reso difficile la cattura di gamberi nativi, passando da tonnellate settimanali a pochi chili.
Queste osservazioni dimostrano l’importanza del monitoraggio partecipativo adottato nello studio. Coinvolgendo i pescatori nella raccolta dei dati, si è ampliata la base informativa e si è rafforzato il dialogo tra scienza e comunità locali. Un’azione rapida è necessaria di fronte a tali problematiche: è urgente implementare programmi di monitoraggio continui e riesaminare i criteri di concessione delle licenze ambientali per i progetti di acquacoltura.
Se non vengono adottate misure preventive, gli effetti ecologici e socioeconomici potrebbero rivelarsi gravi. La presenza del gambero invasivo nelle aree protette indica che le barriere legali non sono sufficienti a fermare questa minaccia. Occorrono misure di sorveglianza potenziate e misure di controllo efficaci per affrontare l’invasione del Cananéia.
Fonti:
- Barbieri, E., et al. (2026). Occurrence of the Non-Native Species Macrobrachium rosenbergii in Brazilian Protected Areas: Ecological Risks and the Urgency of Monitoring. Estuaries and Coasts. doi:10.1007/s12237-026-01669-7.
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