Facebook favorisce il commercio illegale di fauna selvatica, secondo un rapporto recente.
Una recente analisi condotta da Simone Haysom e Russell Gray ha esaminato i dati sul commercio di fauna selvatica online in dieci paesi attraverso tre continenti, evidenziando un mercato fertile per il traffico di fauna selvatica online. Hanno trovato circa 266.535 prodotti faunistici postati su 61 marketplace online, per un valore stimato a circa 66 milioni di dollari. Il 75% di questi annunci era presente su Facebook, noto per la vendita di fauna selvatica viva.
Su Facebook, animali come i lemuri dalla coda ad anello e le scimmie urlatrici vengono venduti apertamente, nonostante le politiche che vietano tali transazioni. Circa l’84% delle specie offerte online è vietato dal commercio internazionale secondo il trattato CITES, e oltre metà degli annunci su Facebook riguarda specie minacciate o in pericolo critico, come il pangolino e le tartarughe marine.
La Complessità del Commercio Online
Le vendite online di animali rari o in pericolo sono facilitate dalla progettazione della piattaforma. Qualsiasi utente può creare un account o un gruppo privato senza verifica fisica, spesso utilizzando nomi falsi. I gruppi Facebook offrono un’opportunità ideale per la negoziazione tra compratori e venditori, rendendo difficile il tracciamento da parte delle autorità.
Facebook ha adottato alcune misure per limitare la vendita illegale di fauna selvatica, come popup che avvisano gli utenti che è vietata la vendita di animali in via di estinzione. Tuttavia, il volume di annunci non conformi continua a crescere, evidenziando una gestione inadeguata dei contenuti.
