Facebook chiude gruppi indonesiani dopo rapporti su commercio illegale di fauna selvatica.

Meta chiude gruppi Facebook per la vendita di animali protetti in Indonesia

Meta, la società madre di Facebook, ha chiuso nove gruppi sulla piattaforma dopo che i giornalisti di Mongabay e Bellingcat hanno rivelato prove di un commercio di fauna selvatica illegale, condotto apertamente in Indonesia. In particolare, in uno dei gruppi, era stata pubblicata un’inserzione per la vendita di un calao rinoceronte (Buceros rhinoceros), una specie protetta. Meta ha dichiarato che “i malintenzionati evolvono costantemente le loro tattiche per evitare l’applicazione delle norme”, aggiungendo che collabora con enti come il World Wildlife Fund per rafforzare gli strumenti tecnologici di monitoraggio e rimozione dei contenuti illegali.

### La scoperta inquietante

Un report congiunto da Mongabay e Bellingcat ha rivelato l’esistenza di diversi gruppi Facebook dedicati alla vendita di specie protette in Indonesia, uno dei paesi più biodiversi del mondo. In un gruppo il cui nome indonesiano si traduce in “Forum di vendita e scambio di animali di Bogor Ovest”, i giornalisti hanno trovato un annuncio per la vendita di un calao rinoceronte. In Indonesia, tutte le specie di calao sono protette dalla legge.

In un commento sotto l’inserzione, un membro avverte: “Fai attenzione a non farti beccare”, al che il venditore risponde: “Questo è il rischio”. Il report ha rivelato che in una sola settimana, il gruppo ha pubblicato oltre 200 annunci, di cui ben diciotto riguardavano specie minacciate.


In totale, sono stati scoperti nove gruppi Facebook che si dedicano alla vendita di animali protetti come gibboni e calaotteri. Tre di questi gruppi sono attivi da più di cinque anni, nonostante Meta dichiari che il commercio di animali sulle sue piattaforme è vietato. Tra gli annunci, sono state trovate foto che rivelavano la posizione come “Station Sato”, un tranquillo negozio di animali a Cibinong, un sobborgo di Jakarta.

### Il caso di Station Sato

Dopo che Bellingcat ha identificato i gruppi Facebook attraverso foto scattate a Station Sato, Mongabay ha visitato il negozio tre volte, iniziando con due visite in incognito. Durante una di queste visite, sono stati trovati tre pulcini di cuculo giavanese (Centropus nigrorufus) privi della madre, probabilmente di circa due settimane di vita. Questa specie è considerata vulnerabile dalla IUCN, con una popolazione stimata di meno di 10.000 individui adulti rimasti in natura.

Il gestore del negozio, Jordan Bastian, ha rimosso due degli uccelli protetti da una gabbia e li ha nutriti con crusca. I cuculi giavanesi erano in vendita per 175.000 rupiah, circa 11 dollari per uccello. Jordan ha affermato che i pulcini erano stati prelevati dalla natura a Tasikmalaya.

Dalla sua testimonianza emerge che il negozio opera principalmente online, utilizzando broker su Facebook e WhatsApp per connettersi con i compratori. Durante le visite, Mongabay ha notato solo visitatori, nessuna vendita concreta.


Il negozio vendeva anche gufi, appartenenti a specie non protette, e ha pubblicizzato gli animali su Tokopedia, il più grande marketplace online in Indonesia, di proprietà di ByteDance. Molti degli attuali annunci su Tokopedia sono stati erratamente categorizzati come libri o giocattoli, aggirando così le normative sul commercio di fauna selvatica protetta.

I dati raccolti da Garda Animalia, un ente non profit indonesiano, mostrano un aumento degli annunci per cinque gruppi di animali minacciati tra il 2020 e il 2025, evidenziando come le piattaforme online facilitino questo commercio illegale.

### La risposta delle autorità

Il 28 novembre, Mongabay e Bellingcat hanno presentato questi risultati ai funzionari del Ministero delle Risorse Forestali indonesiano, i quali hanno promesso di indagare sulla vendita di animali da parte di Station Sato. Lì per un’ispezione, gli agenti affermano di non aver trovato specie protette, ma si sono resi conto che il negozio era già stato segnalato.

Il capo della conservazione dell’agenzia BKSDA, Stephanus Hanny Rekyanto, ha dichiarato di non aver rinvenuto alcun cuculo giavanese durante l’ispezione. Ciò ha sollevato domande sulle competenze degli ispettori nel riconoscere giovani uccelli. Il negozio è stato comunque inserito in una lista di sorveglianza, con l’avviso di evitare la vendita di fauna selvatica protetta, considerato un reato penale.


Le preoccupazioni sul commercio della fauna selvatica illegale in Indonesia sono amplificate dai dati della United Nations Development Programme, che segnala un valore totale di circa 2,5 miliardi di dollari all’anno solo per la regione dell’Asia orientale e del Pacifico.

### Iniziative contro il commercio illegale

Meta ha iniziato a collaborare con il WWF e altre organizzazioni ambientaliste nel 2016, creando la Coalition to End Wildlife Trafficking Online, con l’obiettivo di ridurre il commercio di fauna selvatica sulla sua piattaforma del 80% in quattro anni. Nonostante la chiusura di nove gruppi Facebook, l’efficacia di queste misure rimane incerta.

Studi accademici e ONG evidenziano un’espansione continua del commercio illegale, con i marketplace online che svolgono un ruolo chiave. Gunter Suttle, esperto di fauna selvatica e pratiche commerciali, ha dichiarato che “i criminali si adattano più rapidamente rispetto ai sistemi di applicazione della legge”. Meta ha affermato di investire in strumenti e tecnologie per rilevare e rimuovere contenuti che violano le loro politiche, mantenendo alta l’attenzione su un problema che continua a crescere.

### Fonti ufficiali

– Mongabay
– Bellingcat
– Ministero delle Risorse Forestali indonesiano
– IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura)
– Garda Animalia

Le autorità e le organizzazioni sono chiamate a un impegno costante per combattere il commercio illegale di fauna selvatica, fondamentale per proteggere la biodiversità e garantire il benessere degli ecosistemi terrestri.

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Luigi Salemi: