Eagles arpione: possono attaccare gli esseri umani? Un caso in Amazzonia riapre il dibattito.

Eagles arpione: possono attaccare gli esseri umani? Un caso in Amazzonia riapre il dibattito.

Rischi e dinamiche delle interazioni

Secondo le ricerche, la turista si è lasciata cadere a terra quando ha percepito l’attacco. Con artigli di 12 centimetri, l’arpia ha causato ferite sulla sua testa. Il compagno ha cercato di trattenere l’uccello premendolo a terra, il che ha permesso loro di fuggire. Dopo sette ore, la turista è stata portata in ospedale per ricevere un trattamento antibiotico; le ferite sono guarite in poche settimane.

Carlos Tuyama, fotografo e biologo con 11 anni di esperienza nello studio delle aquile arpie in Brasile, ha documentato solo un caso di attacco in modo dettagliato, avendo sentito almeno due altre storie. Il caso da lui registrato risale a circa sette anni fa, quando un uomo fu attaccato mentre cercava un nido. Sebbene il rischio esista, Tuyama non ha mai avvertito minacce durante il suo lavoro e ritiene che gli attacchi siano casi isolati, scatenati da situazioni specifiche come la difesa della preda.

Un aspetto cruciale da considerare è la difesa del nido. In Guyana Francese sono state registrate segnalazioni non pubblicate di caracara crestati che attaccano le persone per difendere il territorio. In Brasile, l’esperienza della costruzione di torri di osservazione ha mostrato che non si sono registrati attacchi durante l’osservazione degli habitat delle arpie, suggerendo una tolleranza da parte degli animali nei confronti della presenza umana.


La frammentazione del loro habitat a causa della deforestazione solleva domande importanti: il rischio di attacchi da parte delle aquile arpie aumenta? Questi uccelli predatori sovrani possono attaccare scimmie e bradipi, ma lungo l’Arco Deforestante Amazzonico ci sono anche opportunità di preda rappresentate da animali domestici. Le interazioni possono quindi diventare pericolose, non tanto per gli umani, quanto per le arpie stesse.

Attualmente, non esistono dati consolidati riguardo all’uccisione delle aquile arpie in Amazzonia, ma ci sono delle statistiche che rivelano schemi significativi. Durante un programma di monitoraggio decennale in Ecuador, gli studiosi hanno tracciato 53 uccelli, di cui quattro sono stati uccisi per paura di predazione sui propri animali domestici.

Le aquile arpie hanno una densità di popolazione molto bassa: si stima che ci siano da tre a sei nidi ogni 100 chilometri quadrati. Questo rende ogni perdita significativa, e l’uccisione degli esemplari contribuisce a un rischio ancora più ampio: la deforestazione. Le aree con una deforestazione superiore al 70% non possono più mantenere la riproduzione di queste specie.

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