È morto Robert Ricklefs, ecologo che ha influenzato la comprensione della natura, a 83 anni.
Le sue scoperte nei decenni successivi seguirono lo stesso schema. Dopo un periodo lontano dalla biogeografia delle isole, tornò a questo campo, contribuendo allo sviluppo e alla verifica di idee sui cicli tassonomici. Sostenne che le comunità locali non potessero essere comprese senza considerare le storie e i contesti più ampi da cui provenivano. A tal fine, invitò gli ecologi a pensare meno in termini di luoghi fissi e più in termini di specie, popolazioni, movimenti e tempo. Negli ultimi anni della sua carriera, ha approfondito il ruolo dei patogeni e dei parassiti nella formazione delle comunità ecologiche.
Ricklefs non si tirava indietro nel dissentire. Era scettico nei confronti di teorie neutrali e modelli troppo sicuri. Non credeva che i dati dovessero essere semplicemente ornamentali per la teoria; al contrario, sosteneva che l’osservazione potesse spesso disturbare e correggere le teorie stesse. Preoccupato per il fatto che i giovani scienziati venissero spinti verso pubblicazioni rapide senza aver veramente compreso un luogo, un organismo o un insieme di dati, rimarcava che “per gli ecologi non esiste sostituto al lavoro sul campo”.
