Doña Oscarina: la maestra ceramista che preserva la conoscenza indigena lungo il fiume Tiquié.

Doña Oscarina Caldas Azevedo: Una Vita Dedicata alla Ceramica e alla Sostenibilità Ambientale

Doña Oscarina Caldas Azevedo è stata una figura di spicco nella comunità Desana, conosciuta come maestra ceramista, agricoltrice, insegnante e ricercatrice indigena sull’ambiente. Proveniente dalla regione superiore del Rio Negro in Brasile, Oscarina ha rivestito un ruolo innovativo come la prima donna Indigenous Environmental Management Agent nel fiume Tiquié, contribuendo a integrare le conoscenze agricole femminili nel monitoraggio ambientale. Ha documentato cicli di coltivazione, livelli di pioggia, flussi dei fiumi e vita comunitaria, coltivando ben 18 varietà di manioca, mentre preservava conoscenze su ceramiche, piante medicinali e pratiche rituali. Attraverso insegnamenti, ricerche, pubblicazioni e forum internazionali, il suo impegno è stato volto a garantire che le nuove generazioni potessero continuare a utilizzare ed ampliare queste conoscenze.

Prima di estrarre l’argilla dalla terra, era fondamentale chiedere il permesso. «Nonna, sei lì?» chiedeva il ceramista. «Io sono la tua nipote. Sono venuta a cercarti.»

Queste parole erano rivolte a Di’i Mahso, la Nonna Argilla, che insegnava alle donne come trovare il materiale giusto e realizzare i primi vasi da cucina. Oscarina Caldas Azevedo conosceva queste parole e i profondi obblighi ecologici ad esse legati.


Un’Eredità di Tradizione e Innovazione

Nata nel 1967 a Santa Ana do Médio Tiquié, nel Brasile amazonico, Oscarina è cresciuta nella comunità di Cunuri accanto al fiume Tiquié, un paesaggio dove le comunità sono legate tra loro da corsi d’acqua, legami familiari e lingue condivise. È entrata a scuola all’età di cinque anni e, a 13 anni, si è trasferita nella missione salesiana di Pari Cachoeira, dove ha incontrato il suo futuro marito, Rafael Azevedo, con cui ha condiviso più di quattro decenni di vita.

La loro casa è diventata un centro di agricoltura, ricerca, cerimonie e insegnamento. Oscarina coltivava manioca e piante medicinali, realizzava ceramiche e insegnava alle giovani donne come trovare e preparare l’argilla, modellare i vasi e cuocerli. Rafael, a sua volta, portava con sé conoscenze di pratiche rituali, creando un profondo legame tra i loro lavori.

Oscarina ha mantenuto viva la tradizione ceramica condividendo le sue capacità in una rete di donne che preservano queste tecniche nel bacino del Uaupés. Ha contribuito al libro “Cerâmica Tukano”, un’opera che raccoglie tecniche, storie e significati legati all’artigianato, e ha insegnato in occasioni di scambio tra donne indigene brasiliane e colombiane.

Il suo insegnamento andava oltre il semplice processo di creazione di un vaso; includeva storie che tracciavano l’origine della pratica e i doveri associati. L’argilla doveva essere avvicinata con rispetto, e le regole proteggevano il ceramista, il materiale e il vaso stesso. Ogni vaso portava con sé una storia, trasmessa attraverso il lavoro ripetuto.


Oscarina si preoccupava anche dei saperi non documentati. Nel 2016, è entrata a far parte della rete di Agenti di Gestione Ambientale Indigeni (AIMAs) nel fiume Tiquié, diventando per un lungo periodo l’unica donna del gruppo. Ha sostenuto che le osservazioni delle donne erano essenziali per comprendere i cambiamenti ambientali e ha affermato che senza il contributo femminile, una rete di monitoraggio non sarebbe stata in grado di cogliere molti eventi cruciali che accadevano nei campi, nei giardini e nelle cucine.

La sua presenza ha cambiato il lavoro della rete. I colleghi ricordano come fosse capace di interagire con i membri maschili senza mai sentirsi intimidita. Parlava con fermezza e pazienza, e ci si aspettava che le sue conoscenze fossero trattate con serietà. Ha dimostrato che l’esperienza agricola femminile non era solo un’informazione accessoria, ma una parte fondamentale delle evidenze.

Oscarina e Rafael monitoravano cicli di coltivazione, livelli di pioggia, produzione alimentare e eventi familiari, mantenendo diari che combinavano registrazioni dettagliate con riflessioni personali. In un suo scritto, descriveva piante di manioca in fiore e api che si muovevano tra di esse, esprimendo il suo profondo amore per i campi. Ogni pianta, per lei, rappresentava una presenza vivente, collegata a un sistema complesso in cui preparazione del terreno, benedizioni rituali, salute delle piante e processi alimentari erano interconnessi.

Per approfondire queste esperienze, Oscarina ha partecipato a conferenze internazionali su cambiamenti climatici e competenze delle donne indigene, raggiungendo un pubblico più ampio, ma senza mai tradire la sua esperienza vissuta. Ha parlato di diritti territoriali, conoscenza indigena e delle sfide ambientali, comunicando con chiunque si fosse dimostrato interessato, grazie alla sua straordinaria capacità di connettersi con diverse culture.

Un legame forte l’aveva unita alla comunità: Oscarina era una fonte di ispirazione e un simbolo di giustizia sociale. La sua generosità, umorismo e pazienza erano attributi ricordati da chi ha avuto il privilegio di viaggiare con lei o di ospitarla.

Durante gli ultimi anni della sua vita, ha manifestato il desiderio di scrivere di più e contribuire a preservare il suo straordinario patrimonio di conoscenze. Ha affrontato una preoccupazione crescente riguardo al distacco delle giovani generazioni dall’agricoltura, evidenziando come l’istruzione formale potesse allontanare i giovani dal contatto diretto con la terra e le sue coltivazioni.

Oscarina ha continuato a insegnare, registrare le sue osservazioni e trasmettere ai più giovani le lezioni apprese sul campo, comunicando l’importanza di preservare queste conoscenze e tradizioni per le generazioni future.

Per ulteriori approfondimenti sulla vita e l’eredità di Doña Oscarina Caldas Azevedo, visitate il sito ufficiale di Mongabay qui.

Fonti Ufficiali:

  • Mongabay Conservation News
  • Rivista Aru
  • Ethnological Museum di Berlino
  • International Congress of Ethnobiology

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Luigi Salemi: