La Commissione Europea vicino all’esclusione della pelle dalla regolamentazione contro la deforestazione
Documenti trapelati suggeriscono che la Commissione Europea stia progettando di escludere la pelle dalla sua storica Regolamentazione Europea sulla Deforestazione (EUDR). Nonostante riscontri interni che collegano la pelle alla deforestazione, la Commissione giustifica questa scelta con “considerazioni sulla catena di approvvigionamento e il carico sul sistema informativo”. L’adozione dell’atto delegato proposto è attesa nelle prossime settimane, ma è ancora soggetta a scrutinio da parte del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea, che avranno due mesi per oggettare o modificare la proposta.
Le organizzazioni ambientaliste vedono questa mossa come il risultato di forti pressioni esercitate dall’industria e la considerano contraddittoria rispetto alle evidenze che collegano le catene di approvvigionamento della pelle e del bestiame con la perdita di foreste.
Un paradosso della Commissione Europea
La rivelazione di questa possibile esclusione arriva solo un mese dopo che una revisione di documenti interni, inizialmente riportata da Mongabay, ha messo in luce un paradosso all’interno della Commissione: i suoi stessi consulenti avevano esplicitamente legato la pelle alla distruzione forestale, mentre i commissari sembrano ignorare questi dati.
Nel documento trapelato, successivamente esaminato da Mongabay, la Commissione ha riconosciuto il relativamente basso costo di conformità per includere la pelle, affermando che “le considerazioni sulla catena di approvvigionamento e il carico sul sistema informativo giustificano la proposta di rimozione”.
La Commissione Europea non ha fornito commenti riguardo alla veridicità del documento e alle domande sollevate da Mongabay.
Implicazioni per la Regolamentazione Europea sulla Deforestazione
La EUDR è stata creata per costringere le aziende a dimostrare che le loro catene di approvvigionamento di prodotti ad alto rischio, come carne bovina, soia e olio di palma, non stiano contribuendo alla deforestazione. Questo regolamento dovrebbe entrare in vigore entro la fine di dicembre, dopo aver subito pressioni e ritardi.
I documenti trapelati hanno anche rivelato che la Commissione è disposta ad ampliare la EUDR per coprire altri settori. La bozza indica che le regolamentazioni potrebbero ora includere una vasta gamma di oleochimici derivati dal palmo, utilizzati in cosmetici, detergenti ed emulsionanti alimentari. L’obiettivo, come sottolineato dalla Commissione, è garantire “coerenza lungo la catena di fornitura degli oleochimici” e prevenire lo spostamento dei rischi di deforestazione a monte.
In caso di conferma, la decisione della Commissione pare indicare un approccio distintivo al concetto di “rischio a valle”, trattando il palmo in prodotti come saponi o cosmetici in modo diverso rispetto alla pelle utilizzata in veicoli o borse di design.
Il peso del lobbying dell’industria della pelle
Le organizzazioni ambientaliste osservano come il potente lobbying dell’industria della pelle a Bruxelles abbia portato all’esclusione delle pelli bovine dalla lista dei beni di cui si deve tenere conto nell’Annex I della EUDR. Alex Wijeratna, direttore senior del gruppo di campagne Mighty Earth, ha dichiarato: “L’industria della pelle sta spingendo per essere esentata dalla EUDR, affermando che non contribuisce alla deforestazione dell’Amazzonia. Questo è completamente falso”.
Il 30 giugno, Wijeratna è stato uno dei manifestanti all’ingresso di un hotel di Londra, dove si svolgeva uno dei principali eventi del settore pelle, chiamato Lineapelle London, un’importante fiera commerciale che raggruppa produttori, stilisti e rappresentanti di marchi di lusso.
Le osservazioni all’interno del lussuoso Ham Yard Hotel, nel quartiere Soho di Londra, rivelano un’atmosfera ottimistica riguardo al futuro dell’industria. Due produttori di pelle, parlando a condizione di anonimato, hanno affermato di non essere preoccupati per la EUDR e si aspettano una risoluzione favorevole rispetto alla rimozione della pelle dalla lista dei beni.
Dietro le quinte del lobbying
Dietro le quinte, l’industria ha messo in atto sforzi significativi per raggiungere questo risultato. Dalla sua istituzione nel 2021, i gruppi legati alla pelle hanno incontrato i legislatori europei almeno 22 volte, secondo i registri di trasparenza del lobbying dell’UE, aggregati dalla non-profit LobbyFacts. Più di un terzo di questi incontri è avvenuto nell’ultimo anno, mentre la regolamentazione si avvicina alla fase di attuazione.
“È assurdo pensare che dovremmo essere ritenuti responsabili per una crisi che non abbiamo creato”, ha affermato un altro espositore della Lineapelle. “La pelle è un materiale naturalmente sostenibile”.
Fuori dall’evento, Miki Ng, ricercatrice e attivista del gruppo Earthsight, ha sottolineato che i consumatori vogliono sapere che i prodotti in pelle acquistati non stiano contribuendo alla distruzione della foresta amazzonica. “Escludere la pelle dalla EUDR ignora l’evidenza schiacciante che supporta la necessità di regolamentazione”, ha affermato.
Per informazioni aggiornate sulla questione, puoi consultare fonti ufficiali come il sito della Commissione Europea e rapporti di organizzazioni ambientaliste come Mighty Earth e Earthsight.
Fonti
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