Timori dei contadini in Thailandia per una nuova centrale a LNG
Nella provincia di Chachoengsao, in Thailandia, i contadini sono preoccupati per la costruzione di una centrale a gas naturale liquefatto (LNG) da 600 megawatt. Si teme che questo progetto possa aggravare la scarsità d’acqua e l’inquinamento atmosferico in un’area già colpita da periodi di siccità ricorrenti. La comunità locale ha già ostacolato tentativi precedenti di costruire una centrale a carbone e continua a opporsi al progetto per questioni ambientali e sanitarie.
Molti abitanti, tra cui Suphut Hom Chunthit, temono che la nuova centrale aumenterà il fabbisogno idrico, già critico. La centrale potrebbe richiedere fino a 12.000 metri cubi di acqua al giorno, un quantitativo che corrisponderebbe al consumo giornaliero di quasi 49.000 persone della zona.
Le preoccupazioni per la salute e l’ambiente
In un pomeriggio di dicembre, Suphut, agricoltore e gestore di un’azienda agricola di durian, ha mostrato ai giornalisti il suo sistema di irrigazione artigianale, con tubi che trasportano l’acqua dal vicino canale Yang Deng. “L’anno scorso, abbiamo potuto annaffiare i durian solo per 15 minuti al giorno”, ha spiegato, sottolineando quanto fosse difficile mantenere in vita le piante in condizioni di scarsità d’acqua.
Dal 2019 al 2020, la Thailandia ha affrontato una delle peggiori siccità degli ultimi anni, danneggiando circa 133.000 ettari di terreni agricoli e causando perdite economiche stimate in 9,8 miliardi di baht, ovvero circa 301 milioni di dollari. Le autorità provinciali di Chachoengsao hanno dovuto ridurre l’erogazione d’acqua poiché scarsa, come ha confermato Kan Thatiyakhun, leader del Chachoengsao RE-Power Network, un’organizzazione di opposizione al progetto.
Sapendo che la nuova centrale potrebbe complicare ulteriormente la situazione, diversi agricoltori temono di essere spinti oltre il limite. “Se costruiranno la centrale Burapa, perderemo troppo acqua”, afferma Nathawan Handi, responsabile di una collettiva di agricoltori biologici. “Non ci sarà abbastanza per tutti”.
Il progetto Burapa, che ha visto un cambio di combustibile da carbone a LNG, è tornato alla ribalta dopo la vendita della sua quota da parte di una grande azienda, Gulf Development, nel 2020. L’ente governativo ha approvato un nuovo studio di impatto ambientale per la centrale, nonostante le preoccupazioni della comunità.
Un secolo di sfide e battaglie
Il progetto non è nuovo; in passato era stato pianificato come centrale a carbone, osteggiato dai cittadini per i gravi effetti sulla salute, l’acqua e l’agricoltura. La comunità ha utilizzato un approccio metodico per esplorare l’impatto sanitario e ha ottenuto l’approvazione di studi autonomi di impatto sulla salute pubblica.
Dopo anni di opposizione, ci sono state anche manifestazioni. Ad esempio, circa 30 membri del Chachoengsao RE-Power hanno marciato per 125 km fino a Bangkok per presentare una petizione contro il progetto, esprimendo preoccupazione per i continui problemi legati a inquinamento e scarsità d’acqua.
Recentemente, gli agricoltori hanno intensificato le loro richieste di attenzione all’inquinamento atmosferico, aggiungendo che l’apertura di centrali come quella di Burapa potrebbe aumentare la già grave crisi ambientale. Gli studi suggeriscono che la cattiva qualità dell’aria in Thailandia causa circa 32.200 morti premature ogni anno.
La domanda di acqua per l’industria è aumentata drasticamente, superando in diverse occasioni i limiti sostenibili della zona. Progetti come il Burapa potrebbero compromettere ulteriormente le risorse idriche già sotto pressione, secondo una relazione della rete Friends of Bangpakong.
La crisi energetica e il futuro del territorio
Con oltre 30 centrali già presenti, la provincia di Chachoengsao è un crocevia energetico. Nonostante l’abbondanza di energia disponibile, il governo sta investendo in nuove infrastrutture LNG. Gli oppositori sostengono che l’energia prodotta dalla centrale Burapa non è necessaria, dato che il paese presenta già una capacità produttiva eccedente.
L’analisi dei dati ha rivelato un uso sempre crescente del gas naturale, che attualmente rappresenta oltre il 65% del mix energetico della Thailandia. Esperti avvertono che l’espansione delle infrastrutture LNG potrebbe rendere il paese sempre più dipendente dai combustibili fossili, ostacolando la transizione verso le energie rinnovabili.
L’attivismo locale continua a crescere, con i contadini che fanno pressione affinché le loro preoccupazioni siano ascoltate e affrontate. “Sono passati 18 anni da quando abbiamo iniziato questa lotta”, afferma Kan. “Abbiamo dimostrato che le problematiche legate al gas naturale sono reali, perché costruire un’altra centrale?”, si domanda.
In un contesto di crescente industrializzazione e cambiamenti climatici, le comunità locali di Chachoengsao stanno affrontando sfide immense per difendere la propria terra e il proprio futuro.
Fonti ufficiali:
– World Resources Institute
– Ministry of Agriculture and Cooperatives
– Friends of Bangpakong
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