L’importanza della conoscenza scientifica e tradizionale nella conservazione
La conservazione efficace e centrata sulla comunità richiede sia la scienza che la conoscenza tradizionale, secondo il direttore del Snow Leopard Trust in una recente opinione pubblicata. Ha sottolineato che “quando le comunità, gli scienziati e i praticanti della conservazione collaborano come co-produttori di conoscenza, la scienza e la gestione diventano più forti ed anche il futuro della natura”. Questo concetto offre una riflessione cruciale sul ruolo delle comunità locali nella salvaguardia degli ecosistemi e delle specie in estinzione, come il leopardo delle nevi.
In India, un gruppo di donne della comunità indigena di Kibber, situata nella valle di Spiti, scala ripide pareti per installare trappole fotografiche destinate a monitorare i leopardi delle nevi. Queste donne anziane conoscono il territorio come poche, sapendo esattamente dove si muovono gli animali e dove è più probabile catturare attimi di vita selvatica. La loro esperienza è un patrimonio che i ricercatori esterni non possono replicare. Tornate al villaggio, le donne si riuniscono intorno a computer, dove le più giovani, più esperte nella tecnologia, organizzano e analizzano i dati fotografici. Identificando i singoli leopardi dalle loro macchie, le donne non solo arricchiscono le proprie competenze scientifiche, ma contribuiscono anche alla valutazione delle popolazioni di queste creature vitali.
Donne come protagoniste nella ricerca e conservazione
Queste donne non sono scienziate formate, ma membri attivi della comunità indigena di Kibber. Svolgono questo lavoro mentre portano avanti le loro normali attività quotidiane, come l’allevamento e la gestione dell’agricoltura. La loro motivazione è chiara: vogliono sapere quanti leopardi delle nevi stanno contribuendo a proteggere nel loro territorio. Si sentono orgogliose di imparare tecniche di ricerca e di partecipare in un’iniziativa globale di protezione di questi animali.
Lobzang Yangchen, coordinatrice del team di Kibber, ha condiviso la sua esperienza dicendo: “Ho iniziato come volontaria perché ero curiosa riguardo ai leopardi delle nevi. Ora, questo è diventato il mio lavoro”. In effetti, la loro iniziativa di conservazione ha avuto successo grazie alla creazione di partnership autentiche con ricercatori e praticanti della conservazione, costruendo nel tempo progetti comunitari sostenibili che hanno dimostrato il loro valore ecologico.
Iniziative locali e cambiamento nella gestione della fauna selvatica
La comunità non si è limitata a osservare. Dopo anni di ricerca che dimostrava come le popolazioni di erbivori selvatici fossero a rischio a causa della scarsità di foraggio, hanno istituito oltre 35 km² di riserva, escludendo il bestiame. Questo ha portato ad un incremento esponenziale della popolazione di pecore blu, che sono la principale preda del leopardo delle nevi. Con un profondo cambiamento nell’atteggiamento verso i predatori locali, l’uccisione di leopardi e di lupi, una pratica comune fino agli anni ’90, è stata abbandonata, portando ad un aumento degli avvistamenti e al mantenimento della fauna selvatica. Oggi, la comunità ha anche co-creato un’assicurazione per il bestiame e ha sviluppato attività di artigianato legate alla conservazione.
Oltre a ciò, l’incremento degli avvistamenti di leopardi ha stimolato l’imprenditorialità locale attraverso il turismo, trasformando la stagione invernale in un periodo di fioritura economica per il villaggio di Kibber, dove ora i turisti arrivano specificamente per osservare i leopardi delle nevi.
Kibber come modello di integrazione tra tradizione e scienza
La sinergia tra la saggezza tradizionale delle donne più anziane e le competenze tecnologiche delle giovani, unite ai metodi scientifici dei ricercatori, hanno dato vita a un programma di conservazione ed analisi unico. Questa cooperazione ha saputo rispondere a domande che né la scienza né la conoscenza tradizionale avrebbero potuto affrontare singolarmente.
Oggi, altre comunità della regione stanno emulando il modello di Kibber, formando nuovi gruppi di monitoraggio e avviando progetti simili per la protezione del proprio habitat. Queste iniziative evidenziano l’importanza di un approccio integrato alla conservazione, dove la comunità è al centro delle strategie di protezione.
Per il successo della conservazione della fauna selvatica, la mera buona volontà non basta. È essenziale un impegno profondo e duraturo da parte della comunità, accompagnato da leggi e politiche supportive, che garantiscano la proprietà e i benefici delle azioni intraprese. Quando le comunità sono coinvolte e le loro conoscenze sono valorizzate, le opportunità di successo aumentano.
La trasformazione della valle di Spiti e delle sue popolazioni, da cacciatori a custodi delle nevi, dimostra che un approccio basato sulla collaborazione e sul rispetto reciproco non solo aumenta il benessere delle comunità ma rispecchia anche un modello di conservazione etica e sostenibile. In questo contesto, scientificità e tradizione non sono in competizione, ma si integrano per formare un futuro più sicuro per la natura e le generazioni a venire.
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