Una crisi in espansione nel Medio Oriente potrebbe generare onde d’urto economiche in tutta l’Africa sub-sahariana, aumentando i costi del carburante, dei generi alimentari e l’inflazione nella regione. Questa è la valutazione fornita da un’analisi recente dell’agenzia di consulenza energetica Zero Carbon Analytics.
Le conseguenze dell’instabilità energetica
Circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto transita dallo Stretto di Hormuz, un corridoio strategico tra Iran, Oman ed Emirati Arabi Uniti. Se il conflitto attuale continuerà, i prezzi dell’energia potrebbero subire un’impennata, aggravando la situazione economica in Africa, che dipende fortemente dalle importazioni di petrolio e gas.
Secondo l’analisi, “come importatori netti di prodotti petroliferi, i paesi dell’Africa sub-sahariana non possono rimanere immuni dalle conseguenze”. L’aumento dei prezzi energetici potrebbe incrementare il costo delle importazioni e mettere sotto pressione le valute nazionali e le riserve estere.
Lo studio ha analizzato i dati sulle importazioni e le riserve di liquidità in 29 paesi africani, identificando Senegal, Benin, Eritrea, Burkina Faso e Zambia come i più vulnerabili se i prezzi del petrolio dovessero rimanere elevati. Questi paesi presentano una forte dipendenza dai combustibili importati e riserve limitate di valuta estera, il che significa che esauriranno rapidamente le risorse per far fronte ai maggiori costi del carburante.
Impatto sull’inflazione e sulla sicurezza alimentare
Nick Hedley, autore dell’analisi, ha dichiarato: “I paesi più esposti si basano totalmente sulle importazioni di petrolio e hanno già riserve internazionali basse. Quando i prezzi del petrolio aumentano, queste nazioni rischiano di dissanguare ulteriormente le loro riserve in dollari USA, oro e altre valute estere, il che indebolisce ulteriormente le loro monete, rendendo più costosi gli import e contribuendo così all’inflazione.”
Non solo il carburante subirà le conseguenze. I costi crescenti di petrolio e gas influenzano anche la produzione di fertilizzanti sintetici, che spesso sono realizzati a partire da combustibili fossili. Questo potrebbe a sua volta incrementare i prezzi alimentari e aggravare la situazione della sicurezza alimentare in alcune zone del continente.
Hedley ha avvertito che la chiusura dello Stretto di Hormuz porterebbe a costi sempre più elevati per le economie. “Questo aumenterebbe notevolmente i costi di trasporto di persone, alimenti e altri beni, comportando un rallentamento della crescita economica e un’impennata dell’inflazione.”
“Il che, a sua volta, significherà che le sfide del debito in Africa diventeranno ancor più gravi,” ha aggiunto. Le banche centrali del continente potrebbero dover alzare i tassi di interesse per combattere l’inflazione importata, minando ulteriormente il potere d’acquisto della popolazione africana.
Strategie di resilienza economica
L’analisi sottolinea anche gli approcci che i paesi africani possono adottare per rafforzare la propria resilienza agli shock globali legati ai combustibili fossili. Un’opzione è accelerare l’elettrificazione e ridurre la dipendenza dai combustibili importati. Un esempio positivo è rappresentato dall’Etiopia, che ha promosso l’uso di veicoli elettrici, già pari al 6% del parco auto del paese, sopra la media globale secondo l’analisi.
È importante sottolineare che l’energia elettrica deve essere prodotta. Hedley ha affermato che le energie rinnovabili costituiscono una delle migliori possibilità per il continente. “Energia eolica e solare rappresentano le opzioni a minor costo per l’Africa, anche includendo il costo dell’accumulo di energia, che è diminuito notevolmente negli ultimi anni,” ha dichiarato. Tuttavia, il finanziamento rimane una barriera significativa.
In sintesi, la situazione attuale nel Medio Oriente ha effetti potenzialmente devastanti per l’economia africana. È fondamentale trovare soluzioni innovative e strategie di adattamento per mitigare gli impatti di questa instabilità, garantendo un futuro più stabile per le nazioni del continente africano.
Fonti ufficiali: Zero Carbon Analytics, Mongabay, UNDP.
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