Impegno globale per la conservazione degli oceani
Durante la conferenza “Our Ocean” tenutasi a Mombasa dal 17 al 18 giugno, governi, ONG, istituzioni e settore privato hanno annunciato oltre 300 impegni volontari, mobilitando 6,4 miliardi di dollari per la conservazione degli oceani. Questa edizione è stata storica, poiché è stata la prima a tenersi in Africa. Il Paese ospitante, il Kenya, ha presentato più di 40 impegni sostenuti da oltre 1 miliardo di dollari, volti all’espansione delle aree marine protette, al monitoraggio della pesca, alla finanza climatica e all’economia blu.
Con meno di cinque anni per raggiungere l’obiettivo di proteggere il 30% degli oceani entro il 2030, l’attenzione si è concentrata sulla necessità di accelerare il processo. Gli esperti hanno sottolineato l’importanza di rafforzare le protezioni esistenti mentre si espandono le aree protette. Dal 2014, sono stati fatti più di 3.200 impegni per un totale di 176 miliardi di dollari, con circa l’85% di questi già realizzati o in fase di attuazione.
Priorità per il futuro degli oceani
Mombasa ha accolto circa 6.000 partecipanti sotto il tema “Il nostro oceano, il nostro patrimonio, il nostro futuro”. La conferenza ha enfatizzato la necessità di aumentare le protezioni, rafforzare la sicurezza marina, sviluppare economie blu sostenibili e affrontare problemi come l’inquinamento marine e i cambiamenti climatici. Più di 104 attori hanno annunciato il loro impegno finanziario, dimostrando un chiaro movimento verso soluzioni concrete.
Il fondatore della conferenza, John Kerry, ha sottolineato l’importanza di azioni concrete, dichiarando che l’obiettivo non era semplicemente quello di ascoltare discorsi, ma di fare avanzamenti tangibili. Kenia, con il suo presidente William Ruto, ha ribadito la necessità di misurare i successi non solo in termini di impegni sulla carta, ma attraverso i risultati nelle acque. L’ambizione di proteggere le risorse marine ha trovato sostegno, con annunci significativi da parte di paesi africani come il Senegal, che ha promesso di raddoppiare la propria rete di aree marine protette entro il 2030.
Impegni verso la sostenibilità marina
Pennellare una visione per il futuro delle aree marine richiede anche un impegno per combattere la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU). Quindici paesi, tra cui Belgio, Francia e Ghana, hanno sostenuto una dichiarazione contro l’IUU. Il pescatore kenyota Twaha Mohammed Yussuf ha messo in evidenza le sfide affrontate dagli stessi pescatori, avvertendo che le attività di pesca commerciale opache stanno mettendo a rischio il loro mezzo di sussistenza.
Nonostante il Kenya non abbia ufficialmente firmato la dichiarazione di Mombasa, ha annunciato l’intenzione di installare dispositivi di monitoraggio elettronico in tutte le imbarcazioni di pesca. Un’altra iniziativa significativa è stata l’impegno per i coralli resilienti ai cambiamenti climatici, sottolineando la protezione delle barriere coralline più suscettibili agli effetti climatici, sostenuto da vari paesi tra cui Comore e Repubblica Dominicana.
Un futuro che coinvolge i giovani
La conferenza ha messo un forte accento sulle iniziative guidate dai giovani. Con oltre il 70% della popolazione africana e il 75% della popolazione kenyota sotto i 35 anni, l’entusiasmo giovanile era palpabile. Per la prima volta, si è svolto un simposio di ricerca dedicato ai giovani ricercatori, evidenziando l’importanza dell’innovazione e del coinvolgimento della nuova generazione.
Accanto a questo, la FAO ha ricordato le sfide legate alla crescita della popolazione, avvertendo che la sicurezza alimentare è a rischio, in particolare in Africa. I bisogni nutrizionali stanno crescendo, rendendo la pesca e l’acquacoltura più cruciali che mai. Nonostante un aumento dell’offerta di prodotti acquatici, la disponibilità pro capite in Africa è prevista in calo entro il 2034.
Una riflessione sugli impegni dell’Africa
Più di 300 impegni sono stati registrati durante l’undicesima edizione della conferenza. Anche se il numero di promesse è simile a quello degli anni precedenti, i fondi promessi sono diminuiti rispetto agli anni passati. Nazioni costiere dell’Africa occidentale, ad esempio, non hanno annunciato nuovi impegni. Secondo Fatou Ndoye, ufficiale della Convenzione di Abidjan, ci si aspettava maggior forza da parte dei paesi africani, e questo ha rappresentato una delusione.
Tra le nazioni assenti, la Cina, il più grande produttore di pesce al mondo, si è fatta notare per la sua mancanza di partecipazione. Gli impegni dovrebbero essere specifici, misurabili e sostenuti finanziariamente. Un tracker dedicato è stato lanciato durante la conferenza per monitorare i progressi degli impegni. Dati recenti indicano che circa il 78% degli impegni africani è stato realizzato, ma meno della metà dei 14,3 miliardi di dollari promessi è stato effettivamente consegnato.
Questi risultati sono un segnale positivo per il futuro, dimostrando che gli incontri come questo non riguardano solo la firma di intenti, ma portano a risultati concreti sul campo.
Fonti ufficiali: Mongabay, FAO.
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