Il boss mafioso e imprenditore edilizio Franco Bonura, 83 anni, già detenuto per oltre vent’anni con l’accusa di associazione mafiosa, è stato condannato a 18 anni e due mesi di reclusione. La sentenza è stata emessa dalla giudice Giuseppa Zampino al termine del giudizio con rito abbreviato. La decisione è arrivata nella giornata di ieri e riguarda uno dei procedimenti più rilevanti legati alla recente attività investigativa della Direzione distrettuale antimafia di Palermo.
Bonura era finito nuovamente al centro di un’inchiesta nel gennaio 2025, quando un’operazione della Squadra mobile aveva portato al suo arresto insieme ad altri soggetti accusati di aver mantenuto e riorganizzato rapporti e attività riconducibili a contesti mafiosi. Secondo l’impianto accusatorio, l’anziano boss avrebbe continuato a svolgere un ruolo centrale nella gestione delle relazioni tra ambienti criminali, imprenditoriali e, secondo le contestazioni, anche politici.
Il ritorno negli affari e la rete dei nuovi legami
L’indagine ha ricostruito quello che gli inquirenti definiscono un tentativo di rientro attivo di Bonura nel tessuto degli affari illeciti, nonostante la lunga detenzione già scontata per reati di mafia. Il suo ruolo sarebbe stato quello di mediatore e punto di riferimento per la costruzione di nuovi equilibri criminali, in particolare nel settore delle attività economiche e dell’edilizia.
Nel corso dell’inchiesta sono emersi anche i nomi di altri soggetti ritenuti vicini all’organizzazione, tra cui figure indicate come nuovi referenti criminali in crescita. Gli investigatori hanno descritto un sistema ancora capace di generare contatti e relazioni, anche attraverso incontri riservati e monitorati nel tempo.
Secondo quanto emerso dalle carte dell’accusa, Bonura avrebbe mantenuto un forte prestigio criminale, consolidato nel tempo e riconosciuto anche da altri appartenenti a contesti mafiosi. Un profilo che, già in passato, era stato oggetto di analisi giudiziarie e investigative, anche da parte di Giovanni Falcone, e descritto da collaboratori di giustizia come un esponente di rilievo della criminalità organizzata palermitana.
Le condanne e il procedimento ancora in corso
Oltre a Bonura, il giudice ha condannato anche gli altri imputati coinvolti nel procedimento. Le pene variano da poco meno di quattro anni fino a quattordici anni di reclusione, a seconda delle posizioni individuali e dei capi d’imputazione contestati.
Gli imputati rispondevano a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni e altri reati collegati. L’inchiesta ha evidenziato, secondo gli inquirenti, una rete di interessi illeciti ancora attiva e in grado di operare sul territorio attraverso canali economici e relazionali.
Una parte degli arrestati è invece attualmente coinvolta in un procedimento separato con rito ordinario, che proseguirà nei prossimi mesi e potrebbe ulteriormente chiarire la struttura complessiva dell’organizzazione e i suoi eventuali collegamenti esterni.
La sentenza di ieri rappresenta quindi un nuovo passaggio giudiziario in una vicenda che, secondo l’accusa, confermerebbe la persistenza di dinamiche mafiose anche a distanza di decenni dalle prime indagini storiche che avevano coinvolto Bonura e altri esponenti della criminalità organizzata palermitana.