Rischi e Opportunità dell’Intelligenza Artificiale per le Comunità Indigene
Durante la 25a sessione del Forum Permanente delle Nazioni Unite sulle Questioni Indigene, esperti dell’ONU hanno evidenziato i pro e contro dell’uso dell’intelligenza artificiale (AI) nelle iniziative di conservazione e adattamento climatico. Un rapporto redatto da Hindou Oumarou Ibrahim, ex presidente del forum e appartenente al popolo Mbororo del Ciad, ha mostrato che sebbene l’AI possa sostenere la protezione dell’ambiente, essa comporta anche rischi significativi, come un elevato consumo di energia, acqua e minerali critici.
L’AI può supportare la protezione e la gestione delle terre e delle risorse delle popolazioni indigene, monitorando fenomeni come la deforestazione, gli incendi e le estrazioni illegali. Gli esperti hanno avvertito che, per garantire la protezione dei diritti delle popolazioni indigene e dei loro territori, è fondamentale che i governi evitino pratiche di appropriazione terriera, sfruttamento idrico e attività estrattive legate ai centri dati e alle fonti energetiche.
Potere dell’Intelligenza Artificiale nelle Comunità Indigene
Hindou Oumarou Ibrahim ha dichiarato che “per generazioni, i popoli indigeni hanno protetto gli ecosistemi più intatti del mondo senza satelliti o tecnologie”. Ha sottolineato che l’AI può diventare un potente alleato, se utilizza in modo appropriato e culturalmente rispettoso.
Ibrahim ha spiegato che l’AI può aiutare le comunità indigene a monitorare la biodiversità e a rilevare attività dannose nel loro ambiente. Ad esempio, nella Riserva Indigena Katukina/Kaxinawá nello stato di Acre, in Brasile, agenti di agroforestazione hanno impiegato l’AI per combattere la deforestazione, utilizzando strumenti di previsione sviluppati da Microsoft e dall’organizzazione brasiliana Imazon.
“È molto importante monitorare il nostro territorio, perché noi popoli indigeni ci sentiamo più sicuri quando possiamo rilevare se qualcuno sta invadendo le nostre terre”, ha affermato Siã Shanenawa, un agente agroforestale.
La crescente integrazione della tecnologia nelle iniziative di conservazione è stata testimoniata da diversi esempi in tutto il mondo. In Nunavut, le comunità Inuit stanno combinando la conoscenza tradizionale con modelli predittivi di AI per localizzare nuove aree di pesca, mentre in Ciad, i pastori indigeni utilizzano dati satellitari e strumenti di AI per prevedere periodi di siccità.
I Rischi Ambientali Associati all’AI
Nonostante le potenzialità dell’AI, ci sono preoccupazioni significative riguardo ai suoi effetti negativi sull’ambiente e sulle comunità indigene. Ad esempio, l’espansione dei centri dati, necessaria per l’operatività dell’AI, comporta un elevato consumo di acqua e energia. In Thailandia, gli abitanti delle province di Chonburi e Rayong hanno espresso timori per le conseguenze ambientali della crescita dei centri dati, incluse la carenza idrica e l’inquinamento.
La situazione è simile in molte altre comunità in tutto il mondo, dove la crescita dei centri dati ha sollevato preoccupazioni per la contaminazione delle acque e per l’elevato costo delle risorse naturali.
“Spesso l’AI è percepita come immateriale, ma ha un’impronta ambientale molto reale”, ha affermato Ibrahim. “E non sono rari anche risultati negativi come la degradazione del suolo e la perdita di biodiversità”.
Le sfide relative all’AI non si limitano agli impatti ambientali. Esistono anche lacune significative in materia di infrastrutture e protezione legale per i diritti digitali delle popolazioni indigene. L’uso di droni e strumenti di mappatura senza la consultazione delle comunità indigene può esporre siti sacri e aree ecologicamente sensibili.
Responsabilità e Sovranità delle Popolazioni Indigene
Le popolazioni indigene richiedono che il loro diritto al consenso libero, preventivo e informato sia rispettato prima della realizzazione di progetti del genere nei loro territori. La direttrice del Tallgrass Institute, Kate Finn, sottolinea che “l’AI può rappresentare uno spazio di opportunità” per le comunità indigene nel rafforzare i loro sistemi di governance. Tuttavia, è fondamentale che l’implementazione sia fatta nel rispetto dei loro diritti e senza escluderli da decisioni cruciali.
Lars Ailo Bongo, leader di un laboratorio di ricerca sull’AI in Norvegia, ha messo in luce che le comunità Sami incontrano difficoltà a causa di limitazioni di finanziamento, necessarie per sviluppare modelli AI allineati alle loro necessità.
D’altra parte, Cameron Ellis, direttore della scienza sul campo per la Rainforest Foundation, ha sottolineato che “la tecnologia da sola non protegge le foreste – sono le persone a farlo”. È essenziale che i strumenti tecnologici siano integrati nella governance comunitaria e utilizzati per azioni concrete sul campo, garantendo così la sovranità delle comunità su come vengono raccolti e utilizzati i loro dati.
Conclusioni Necessarie
Affinché l’ottimizzazione dell’AI possa avere un impatto positivo, i governi devono monitorare e limitare appropriazioni illegali, rispettando i diritti e le aspirazioni dei popoli indigeni. L’uso dell’AI deve sempre avvenire in congiunzione con il consenso delle comunità, evitando un ulteriore sfruttamento delle loro risorse e conoscenze.
Fonti:
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