Come fanno i gechi a camminare sui vetri senza cadere?

Le loro zampe non hanno ventose: il segreto è nascosto in milioni di minuscoli peli Vederli arrampicarsi su una parete perfettamente verticale o correre sul vetro di una finestra sembra quasi un trucco da film. Eppure i gechi lo fanno senza colla, senza ventose e senza artigli capaci di aggrapparsi alle superfici lisce. Il segreto è tutto nelle loro zampe.

Sotto le dita dei gechi si trovano particolari strutture chiamate lamelle adesive, ricoperte da milioni di minuscolissimi filamenti. Questi filamenti, chiamati setole, sono talmente piccoli da non essere visibili a occhio nudo.

Ogni setola si divide poi in strutture ancora più sottili, chiamate spatole.

Il risultato è una superficie di contatto enorme rispetto alle dimensioni dell’animale. Ed è proprio qui che entra in gioco una delle forze più sorprendenti della fisica.

Non è colla: è attrazione tra molecole


Per molto tempo si è pensato che il gecko avesse una sorta di sostanza adesiva sulle zampe. In realtà non è così.

L’adesione è dovuta principalmente alle forze di van der Waals, deboli interazioni che si verificano tra le molecole quando le superfici arrivano molto vicine.

Una singola interazione è debolissima. Ma il gecko ne sfrutta milioni contemporaneamente.

È come se, invece di avere un’unica potentissima calamita, avesse a disposizione un numero enorme di piccolissimi punti di contatto. Tutti insieme producono un’adesione sufficiente a sostenere il peso dell’animale.

Ed è questo che rende il sistema così straordinario: una forza microscopica, moltiplicata milioni di volte, diventa abbastanza potente da permettere a un animale di sfidare la gravità.

Il vero capolavoro? Può staccare le zampe in un istante

Ma c’è un altro dettaglio ancora più sorprendente.

Se il gecko fosse semplicemente “incollato” alla parete, avrebbe un problema enorme: come potrebbe muoversi?

La risposta è nella particolare forma delle sue dita.

Il gecko può modificare l’angolo con cui appoggia le dita sulla superficie. Per aumentare l’adesione, le strutture delle zampe vengono portate a contatto con la superficie. Per liberarle, invece, il dito viene sollevato progressivamente da un’estremità, in un movimento simile a quello con cui si stacca un adesivo.

In questo modo l’animale può attaccare e staccare rapidamente le zampe mentre cammina.

Può quindi correre su un vetro verticale, fermarsi, cambiare direzione e persino spostarsi sul soffitto senza rimanere “incollato”.

Anche la natura ha ispirato la tecnologia


Il sistema utilizzato dal gecko ha incuriosito moltissimo gli scienziati e ha ispirato la ricerca di nuovi materiali adesivi.

L’obiettivo è riuscire a riprodurre artificialmente le proprietà delle sue zampe creando superfici che aderiscano senza utilizzare colle tradizionali e che possano essere staccate e riutilizzate.

Sono state sviluppate così diverse forme di adesivi gecko-inspired, studiati per applicazioni nella robotica, nella medicina e nell’industria.

Immaginare un robot capace di arrampicarsi su una parete liscia come fa un gecko non è più soltanto fantascienza: la biologia ha già fornito agli ingegneri un modello straordinario da studiare. Un piccolo animale con una tecnologia perfetta

Il gecko non ha bisogno di muscoli giganteschi né di artigli affilati per arrampicarsi sul vetro. Ha qualcosa di molto più sofisticato: una tecnologia naturale sviluppata dall’evoluzione nel corso di milioni di anni. Milioni di minuscoli filamenti, invisibili ai nostri occhi, trasformano le sue dita in un sistema di adesione estremamente efficiente.

E così quello che sembra un semplice animaletto che cammina sul soffitto diventa, osservato da vicino, una delle dimostrazioni più affascinanti di come la natura riesca a trasformare le leggi della fisica in strumenti di sopravvivenza.

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