Il Parco Nazionale di Upemba: un sito in crisi
Nel 2017, il Parco Nazionale di Upemba, situato nella Repubblica Democratica del Congo, era per lo più considerato un “parco di carta”, gravemente sottofinanziato e minacciato da bracconaggio, agricoltura, miniere artigianali e gruppi armati. Continuando il declino della fauna selvatica, la situazione richiedeva un’azione urgente. Quell’anno, Forgotten Parks ha firmato un accordo di gestione con il governo del DRC della durata di 15 anni, dando vita a una delle molte partnership pubblico-private destinate alla conservazione in Africa.
Mongabay ha avuto l’opportunità di parlare con Christine Lain, direttrice di Forgotten Parks in DRC, per capire meglio come l’organizzazione affronta le sfide del Parco di Upemba.
Nella prima metà degli anni 2010, Upemba era un esempio lampante della disfunzione delle aree protette in Africa. Gli agenti della fauna selvatica e il personale erano regolarmente vittime di violenze da parte di milizie armate coinvolte nei conflitti di lunga data della regione. La popolazione animale ha conosciuto un drastico declino a causa del bracconaggio diffuso. Nel 2012, Upemba si trovava in una situazione che un conservazionista ha descritto come “patetica”.
Il Rilancio di Upemba e il Ruolo delle Partnership
Nel 2016, Robert Muir, direttore di un programma della Frankfurt Zoological Society (FZS), ha fondato Forgotten Parks. FZS aveva già collaborato con l’ICCN, l’ente governativo del DRC responsabile delle aree protette, per sviluppare una strategia di gestione per Upemba. Tuttavia, dopo l’assassinio del warden principale del parco nel 2012, FZS si ritirò. Muir e Forgotten Parks si sono offerti di intervenire, e nel 2017 è stato siglato un accordo quinquennale di gestione diretta del parco.
Questo accordo si inserisce in una tendenza più ampia di partnership pubblico-private (PPP) per la conservazione in Africa. Le aree protette, in cui i governi sono incapaci di gestire le operazioni quotidiane, si sono affidate a ONG straniere come Forgotten Parks e African Parks. Secondo uno studio pubblicato nel 2024 su PNAS, attualmente ci sono oltre 127 aree protette in 16 paesi gestite attraverso questo modello.
In una recente intervista, Christine Lain ha discusso le sfide principali per Upemba, evidenziando che il bracconaggio rappresenta una delle minacce più serie, insieme all’estrazione mineraria illegale e agli incendi boschivi. La presenza di gruppi armati complica ulteriormente la gestione del parco, ma Lain sottolinea che la situazione di Upemba è meno pericolosa rispetto ad altre aree protette come Virunga.
Il parco nazionale di Upemba non è solo uno dei pochi parchi gestiti tramite un PPP; è anche un esempio di come sia possibile unire risorse e competenze per garantire una conservazione più efficace. Forgotten Parks cerca di mobilitare fondi e supporto per oltre 80 aree protette nel DRC. La Lain ha spiegato che solo un numero limitato di parchi riceve supporto e finanziamenti adeguati a causa della mancanza di risorse governative.
Uno dei progetti in corso mira a migliorare le fonti di reddito per le comunità locali, essenziali per ridurre la pressione sull’ecosistema del parco. Le iniziative includono la pesca sostenibile nei laghi del parco, che hanno dimostrato di essere un buon punto di partenza per un coinvolgimento attivo delle comunità. Inoltre, Forgotten Parks lavora anche a programmi agricoli con l’obiettivo di migliorare la nutrizione delle popolazioni locali.
La Lain ha notato che le pressioni economiche rendono complesso il processo di conservazione. La domanda di proteine per le comunità impoverite spinge spesso le persone a cercare risorse all’interno del parco. Pertanto, la creazione di opportunità alternative non è solo utile ma anche cruciale.
Il Parco Nazionale di Upemba affronta molte sfide, incluse le minacce provenienti dalle concessioni minerarie. Nonostante le concessioni precedenti siano state cancellate, nuovi blocchi sono stati messi a disposizione per l’estrazione. Esplorando potenzialmente fino all’80% del parco, questa situazione rappresenta un rischio significativo per l’ecosistema.
Christine Lain ha sottolineato che è fondamentale mantenere un dialogo aperto con il governo riguardo il valore di questo paesaggio e dei servizi ecosistemici che offre. Il suo obiettivo è dimostrare al governo nazionale che il parco ha un valore intrinseco che deve essere protetto.
Collaborando attivamente con l’ICCN, Forgotten Parks cerca di formare adeguatamente i ranger, ponendo l’accento sui diritti umani e sulla disciplina. È essenziale che i ranger siano ben addestrati e consapevoli delle responsabilità legali, tenendo in mente che la legge deve essere applicata a tutti.
Il lavoro di Christine Lain offre una panoramica chiara di come la collaborazione tra vari enti possa fare la differenza nella conservazione. Con un futuro che si preannuncia promettente, il suo approccio mirato e integrato potrebbe rappresentare un modello per altre aree protette in situazioni simili.
Fonti:
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