Cinque arresti per tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso

Cinque arresti per tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso

Secondo quanto ricostruito dalla Procura, dopo il conflitto a fuoco il gruppo si nascose inizialmente ad Adrano, per poi spostarsi tra Siracusa, Giardini Naxos e Catania, contando sull’aiuto di un uomo incaricato di garantire assistenza logistica durante il periodo di latitanza.

Le investigazioni, sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi del traffico telefonico, testimonianze e attività tecniche, hanno inoltre evidenziato che un detenuto ritenuto punto di riferimento del gruppo avrebbe impartito disposizioni anche per organizzare un sequestro di persona, simulando un controllo di polizia mediante l’utilizzo di dispositivi delle forze dell’ordine e parrucche.

Il blitz a Floridia e il sequestro delle armi

Dopo aver fatto rientro a Catania, la sera del 25 giugno il gruppo si spostò improvvisamente a Floridia.

Grazie al lavoro della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo, i quattro componenti del commando furono localizzati all’interno di una struttura ricettiva della cittadina siracusana.

Nella notte del 26 giugno gli agenti fecero irruzione nella struttura arrestando i quattro uomini, mentre gli altri due destinatari del provvedimento vennero catturati contemporaneamente a Catania.

Nel corso delle perquisizioni domiciliari gli investigatori hanno sequestrato, nell’abitazione di uno degli arrestati, una pistola calibro 6,35 risultata rubata e completa di caricatore con cinque cartucce. Per questo episodio l’uomo è stato arrestato anche in flagranza per detenzione abusiva di arma comune da sparo.

Sono stati inoltre sequestrati uno dei tre scooter utilizzati durante la sparatoria e i telefoni cellulari in uso agli indagati.

La decisione del Gip

Al termine delle udienze di convalida celebrate a Catania e Siracusa, i giudici per le indagini preliminari hanno convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti dei cinque presunti componenti del commando armato.

Diversa la posizione del sesto indagato, accusato di favoreggiamento: il Gip non ha convalidato il fermo per l’ipotesi aggravata, ritenendo sussistenti gravi indizi soltanto per il favoreggiamento semplice, disponendo nei suoi confronti la misura cautelare degli arresti domiciliari.

Le indagini della Procura Distrettuale e della Squadra Mobile proseguono per chiarire definitivamente le cause della violenta contrapposizione interna tra due diverse componenti del clan Cappello-Bonaccorsi che, secondo gli investigatori, avrebbe originato il sanguinoso conflitto a fuoco.

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