Caso “spese a Palazzo d’Orléans”: replica della Presidenza smonta accuse di La Vardera

Si sgonfia il caso politico sollevato dal deputato di Controcorrente Ismaele La Vardera, che nei giorni scorsi, intervenendo all’Assemblea regionale siciliana, aveva contestato una serie di spese del Dipartimento del Cerimoniale della Presidenza della Regione Siciliana, riconducendole all’attività del governatore Renato Schifani.

Nel suo intervento, il deputato aveva parlato di “spese allegre”, facendo riferimento a presunti acquisti destinati a Palazzo d’Orléans, sede della Presidenza regionale. Tra gli esempi citati figuravano una granitiera da 2.130 euro, una sfogliatrice per salumi da 4.900 euro, un forno industriale da 13.000 euro, una cucina in acciaio inox da 2.987 euro e un piano a induzione da 10.000 euro.

La replica del Cerimoniale: “Spese per servizi comuni, non uso personale”


A rispondere nel merito delle contestazioni è stato il dirigente generale del Dipartimento del Cerimoniale e dei siti presidenziali, Francesco Di Chiara, che ha respinto le ricostruzioni definendole fuorvianti e non corrispondenti alla reale natura delle spese.

Secondo Di Chiara, infatti, i servizi di mensa e bar presenti a Palazzo d’Orléans non sarebbero affatto destinati all’uso esclusivo del presidente della Regione, ma rappresenterebbero una struttura di supporto rivolta a tutto il personale in servizio, circa 200 dipendenti. Si tratterebbe quindi di servizi collettivi interni, analoghi a quelli presenti in altre sedi istituzionali.

Il dirigente ha inoltre spiegato che gli acquisti contestati rientrano nelle normali attività di gestione e manutenzione, legate alla sostituzione di attrezzature danneggiate o non più riparabili, oppure all’adeguamento a obblighi normativi. Tutto ciò, ha sottolineato, avverrebbe nel rispetto dei principi di economicità e buon andamento dell’amministrazione pubblica.

“Nessun privilegio, ma attività istituzionali”

Di Chiara ha poi ribadito che sarebbe errato assimilare Palazzo d’Orléans a un normale complesso di uffici, poiché si tratta di una sede di alta rappresentanza istituzionale. Le dotazioni presenti, ha spiegato, non sarebbero quindi elementi di lusso o privilegi personali, ma strumenti funzionali al corretto svolgimento delle attività ufficiali.

In particolare, i beni di rappresentanza vengono utilizzati per visite istituzionali, incontri ufficiali e momenti di cerimoniale, secondo prassi consolidate anche a livello internazionale. Una tradizione che, secondo la Presidenza, affonderebbe le sue radici storiche nelle relazioni diplomatiche, dove il cerimoniale assume un ruolo simbolico di ospitalità, rispetto e collaborazione.

Anche iniziative solidali tra le destinazioni


Un ulteriore elemento evidenziato riguarda la destinazione di alcuni beni a iniziative di carattere solidale. Parte delle dotazioni, infatti, sarebbe stata utilizzata per attività a sostegno di soggetti fragili, soprattutto in occasione delle festività, nell’ambito di progetti di assistenza e supporto sociale.

Le precisazioni del Dipartimento del Cerimoniale sembrano dunque ridimensionare l’impianto accusatorio iniziale, riportando la vicenda nell’alveo della gestione amministrativa ordinaria. Resta comunque acceso il dibattito politico attorno alla trasparenza delle spese pubbliche e al loro utilizzo in contesti istituzionali di rappresentanza.

La polemica, nata in Aula all’Ars, si sposta ora sul piano della comunicazione politica, ma con una ricostruzione ufficiale che ne attenua sensibilmente la portata iniziale.

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