Carceri siciliane, a Messina un bambino di 18 mesi vive in cella con la madre
Il caso del piccolo detenuto insieme alla madre rappresenta, secondo i garanti, uno degli aspetti più delicati della situazione denunciata. “Un neonato non può vivere in una cella”, affermano, chiedendo alle autorità competenti di intervenire rapidamente per individuare una soluzione che permetta al bambino di crescere in un ambiente più adeguato.
La questione assume ulteriore rilevanza se inserita nel contesto generale della struttura penitenziaria. Il sovraffollamento rende infatti più difficili le condizioni di permanenza e incide anche sull’organizzazione dell’assistenza sanitaria all’interno del carcere.
Per i garanti è necessario un «atto di responsabilità immediato» che permetta di garantire alla madre e soprattutto al bambino condizioni di vita caratterizzate da dignità e umanità, lontano dagli spazi detentivi.
Tra le soluzioni indicate figurano quindi le misure alternative, il trasferimento in una struttura a custodia attenuata o l’accoglienza in una casa famiglia protetta. L’obiettivo è trovare una risposta che tenga conto innanzitutto delle esigenze del minore.
Il caldo aggrava il sovraffollamento e aumenta la tensione
Alla situazione già difficile degli istituti si aggiunge il problema delle alte temperature estive. Secondo i garanti, la forte calura sta provocando condizioni di particolare disagio sia tra i detenuti sia tra gli agenti della polizia penitenziaria.
Il caldo rende più difficili anche i momenti trascorsi all’aperto. Le possibilità di effettuare le passeggiate, spiegano i garanti, risultano fortemente condizionate dalle temperature, con conseguenze sul benessere delle persone detenute.
Il binomio tra sovraffollamento e calura viene indicato come un fattore capace di aumentare lo stress e alimentare tensioni e malumori all’interno delle strutture. Una situazione che, secondo la denuncia, richiederebbe interventi tempestivi soprattutto nei periodi caratterizzati da temperature particolarmente elevate.
L’allarme riguarda diversi istituti siciliani. Nel carcere di Cavadonna, a Siracusa, i detenuti appartenenti al circuito di alta sicurezza avrebbero iniziato uno sciopero della fame. Altri episodi di disordine vengono segnalati nella casa circondariale di piazza Lanza, a Catania, e nella stessa struttura di Gazzi a Messina.
La situazione descritta dai garanti non riguarda dunque un singolo istituto, ma presenta caratteristiche che interessano diverse realtà penitenziarie dell’Isola.
