A ventiquattro ore dalla violenta rivolta che ha devastato la casa circondariale di Enna, il carcere continua a vivere una situazione di forte emergenza. I danni provocati dai disordini ammonterebbero a centinaia di migliaia di euro e una parte dell’impianto elettrico risulta ancora inutilizzabile.
Gli otto detenuti arrestati dopo la sommossa sono stati trasferiti durante la notte in altri istituti penitenziari, mentre tutti gli altri sono rimasti all’interno del carcere ennese. Per far fronte ai locali resi inagibili, i reclusi sono stati concentrati nelle sezioni rimaste utilizzabili, con celle che ospitano anche otto o dieci persone.
Polizia penitenziaria allo stremo
Il clima all’interno dell’istituto resta particolarmente teso. A pesare è anche la situazione del personale della Polizia penitenziaria, chiamato a sostenere turni di lavoro sempre più pesanti.
“Non ce la facciamo più – racconta un agente che preferisce restare anonimo – dopo turni di dieci o dodici ore torniamo a casa e veniamo richiamati per nuove emergenze. Non viviamo più”.
Secondo quanto trapela, per la gestione dell’emergenza il Provveditorato regionale avrebbe fatto ricorso al Gruppo di Intervento Regionale (GIR), composto da agenti provenienti da altri istituti siciliani, anziché impiegare il Gruppo di Intervento Operativo (GIO), presente a Enna ma che non sarebbe intervenuto all’interno della struttura.
La solidarietà alle forze dell’ordine
Numerosi i messaggi di vicinanza agli agenti coinvolti nella gestione della rivolta.
Tra questi quello del presidente provinciale di Fratelli d’Italia e sindaco di Piazza Armerina, Nino Cammarata, che ha sottolineato la necessità di continuare a investire nel comparto della sicurezza e di sostenere concretamente la Polizia penitenziaria.
“Garantire sicurezza a chi serve lo Stato significa garantire sicurezza a tutti i cittadini”, ha dichiarato.
Il sindacato: “Enna è solo un’avvisaglia”
Ancora più duro l’allarme lanciato dal Sindacato Polizia Penitenziaria F.S.A.-C.N.P.P./S.PP., che definisce quanto accaduto a Enna “solo un’avvisaglia” di ciò che potrebbe verificarsi negli istituti penitenziari siciliani durante l’estate.
In una nota firmata dal vice segretario generale Aldo Di Giacomo e dai segretari nazionali per la Sicilia, il sindacato evidenzia come la rivolta sia stata contenuta grazie al lavoro degli agenti, nonostante una cronica carenza di organico: nel carcere di Enna operano infatti 98 poliziotti penitenziari a fronte di una pianta organica prevista di 113 unità, mentre i detenuti sono 214 a fronte di una capienza regolamentare di 167 posti.
Sovraffollamento e carenza di personale
Secondo il report del sindacato, nelle 23 carceri siciliane sono presenti 7.062 detenuti, dato aggiornato al 3 luglio, mentre il personale di Polizia penitenziaria ammonta a 3.711 unità, con forti carenze soprattutto negli istituti di Palermo, Catania e Siracusa.
Le situazioni più critiche riguardano il carcere Pagliarelli di Palermo, con 1.428 detenuti a fronte di una capienza di 1.166 posti, la casa circondariale di Piazza Lanza a Catania, con 466 detenuti per 279 posti disponibili, e Siracusa, dove sono reclusi 727 detenuti a fronte di una capienza di 545.
Crescono violenze, droga e telefoni cellulari
Il sindacato denuncia inoltre un preoccupante incremento degli episodi di violenza nei confronti degli agenti. Le aggressioni registrate sono state 735, alle quali si aggiungono numerose mini-rivolte, tentativi di fuga ed eventi critici.
Particolarmente allarmante è anche l’aumento del ritrovamento di telefoni cellulari e sostanze stupefacenti all’interno degli istituti: i sequestri di cellulari sono cresciuti di oltre il 600%, mentre quelli di droga hanno registrato un incremento superiore al 400%, con quantitativi sequestrati che raggiungono mediamente alcuni chilogrammi ogni mese.
Secondo il sindacato, i telefoni continuano a rappresentare uno strumento attraverso il quale boss mafiosi e appartenenti ai clan riescono a mantenere contatti con l’esterno, impartire ordini e proseguire attività criminali.
L’appello: “Servono interventi immediati”
La sigla sindacale denuncia infine le difficoltà nel reclutamento del personale, con numerosi agenti che lasciano il servizio dopo pochi mesi e concorsi che faticano a trovare candidati.
Per questo il Sindacato di Polizia Penitenziaria rivolge un nuovo appello alle istituzioni, chiedendo interventi urgenti sul fronte degli organici, della sicurezza e del contrasto all’introduzione di telefoni e droga negli istituti, per evitare che quanto accaduto a Enna possa ripetersi in altre carceri siciliane.