Caporalato digitale nel food delivery: indagine a Messina su rider sottopagati
L’indagine ha rivelato un vero e proprio sistema di monitoraggio digitale, in cui i rider dovevano segnalare con la parola “libero” la loro disponibilità a ricevere nuove consegne tramite l’applicazione, aggiornandola ogni minuto. In caso di ritardi o rifiuti ingiustificati, i responsabili aziendali intervenivano telefonicamente, imponendo ammonimenti o addirittura privando i lavoratori della possibilità di ricevere ordini successivi.
Questo meccanismo, secondo la Procura, creava una totale subordinazione dei fattorini, costringendoli ad accettare ritmi estenuanti e senza margini di autonomia. La direzione aziendale, per massimizzare i profitti ed evitare “tempi morti” tra le consegne, aveva imposto controlli serrati e una sorveglianza costante tramite strumenti digitali.
