Cani e gatti al cinema o in Tv: si divertono davvero o vengono sfruttati?

Cani protagonisti di film, gatti diventati star del web, animali che recitano in pubblicità o programmi televisivi: il mondo dello spettacolo utilizza sempre più spesso gli animali domestici per conquistare il pubblico. Le loro espressioni spontanee, la capacità di creare empatia e il loro comportamento naturale davanti alla telecamera li rendono protagonisti amatissimi.

Ma una domanda resta aperta: cani e gatti si divertono davvero quando lavorano sul set oppure vengono sottoposti a uno sfruttamento?

La risposta non è semplice. Molto dipende dal modo in cui l’animale viene coinvolto, dalle condizioni in cui lavora e dal rispetto delle sue esigenze fisiche ed emotive.

Quando il lavoro può essere un’esperienza positiva


Molti animali impiegati nel cinema e nella televisione non vivono il set come un’attività negativa. Alcuni cani, in particolare, amano interagire con le persone, imparare nuovi comportamenti e ricevere stimoli attraverso il gioco e l’addestramento.

Per un cane abituato fin da piccolo alla socializzazione, stare con persone diverse, rispondere a comandi semplici e ricevere premi può rappresentare un’attività piacevole. Anche alcuni gatti possono adattarsi alla presenza di telecamere e operatori, soprattutto se hanno un carattere tranquillo e curioso.

Gli addestratori professionisti non insegnano agli animali a “recitare” come farebbe un attore umano, ma lavorano sfruttando comportamenti naturali. Un cane che corre verso il padrone, un gatto che guarda la telecamera o un animale che esegue un’azione semplice spesso rispondono a esercizi basati sul rinforzo positivo, cioè premi e gratificazioni.

In questi casi il lavoro sul set può diventare una forma di stimolazione mentale, simile a un gioco educativo.

Stress, ritmi eccessivi e rischio di sfruttamento

Il problema nasce quando l’interesse dello spettacolo prevale sul benessere dell’animale. Un set cinematografico può essere un ambiente molto impegnativo: luci intense, rumori, persone sconosciute, ripetizione delle scene e tempi di attesa possono provocare stress.

Un animale non dovrebbe mai essere costretto a fare qualcosa che gli provoca paura o disagio. Segnali come agitazione, tentativi di allontanarsi, tremori, aggressività improvvisa o mancanza di interesse possono indicare una situazione di malessere.

Per questo motivo nei grandi produzioni esistono spesso figure dedicate alla tutela degli animali, come consulenti e supervisori del benessere animale, che controllano le condizioni sul set. Le normative e i regolamenti del settore prevedono limiti sulle ore di lavoro, pause frequenti e attenzione alle esigenze dell’animale.

Il rischio di sfruttamento aumenta soprattutto fuori dai circuiti professionali: video virali sui social, pubblicità improvvisate o contenuti creati per ottenere visualizzazioni possono spingere alcuni proprietari a sottoporre il proprio animale a situazioni stressanti senza comprenderne le conseguenze.

L’animale è un attore o un compagno da rispettare?


La questione centrale è il rapporto tra l’uomo e l’animale. Un cane o un gatto non possono scegliere consapevolmente di diventare famosi: la responsabilità ricade quindi sul proprietario e sui professionisti che li coinvolgono.

Un animale protagonista di un film può vivere un’esperienza positiva se viene rispettato nei suoi tempi, nelle sue paure e nelle sue necessità. Al contrario, trasformarlo in uno strumento per ottenere successo o guadagno può diventare una forma di sfruttamento.

La vera misura del successo non dovrebbe essere quanto un animale riesce a fare davanti alla telecamera, ma quanto riesce a stare bene durante e dopo quell’esperienza.

Cani e gatti possono anche divertirsi sul set, ma solo quando il loro benessere viene prima dello spettacolo. Dietro ogni animale diventato famoso dovrebbe esserci sempre una domanda fondamentale: sta partecipando perché lo vive come un gioco o perché qualcuno lo sta obbligando?

Redazione: