Ripresa delle esportazioni di sabbia dalla Cambogia a Singapore
Un gruppo ambientale in Cambogia, Mother Nature Cambodia, ha lanciato accuse sul presunto ritorno delle esportazioni di sabbia marina verso Singapore, nonostante il divieto imposto dal governo nel 2017. Le nuove immagini di operazioni di dragaggio e navi cargo dirette verso la città-stato sollevano preoccupazioni riguardo gli effetti ambientali della raccolta di sabbia, soprattutto nella provincia di Koh Kong. Questa zona ha già subito danni ecologici significativi legati al dragaggio, e il ban del 2017 era stato in parte una risposta a uno scandalo di esportazione che aveva messo in luce tali problematiche.
Il ministro cambogiano delle miniere ha difeso l’attività di estrazione della sabbia, sostenendo la sua importanza per la navigazione e la costruzione, pur riconoscendo le preoccupazioni ambientali. Nonostante ciò, non ha fornito risposte alle affermazioni relative alla ripresa delle esportazioni verso Singapore. La situazione si complica ulteriormente poiché il gruppo Mother Nature Cambodia continua a subire pressioni governative, con vari membri arrestati per accuse considerate da molti come una vendetta per aver denunciato abusi ambientali.
Riprese immagini e accusa di esportazioni silenziose
Il 14 luglio, Mother Nature Cambodia ha pubblicato un video che documenta la presunta ripresa delle esportazioni di sabbia. Nel filmato, sono visibili draghe operanti nei corsi d’acqua della provincia di Koh Kong, con segni di barche associate a Catalyst Marine and Resources, una compagnia di estrazione di sabbia registrata in Cambogia ma di proprietà di interessi singaporegni dal dicembre 2024.
Il video mostra le operazioni di estrazione su larga scala, con le chiatte che trasportano la sabbia proveniente dalle acque costiere di Koh Kong. Un’altra preoccupazione è stata l’individuazione delle navi cargo al largo della costa di Koh Kong Krao, l’isola più grande della Cambogia, che sono state monitorate e risultano destinate a Singapore, riaccendendo antiche paure riguardo il dragaggio ecologicamente insostenibile.
La risposta del governo e il contesto delle esportazioni
Lisa Mean, un’attivista del gruppo, ha rivolto domande dirette al ministro delle Miniere e dell’Energia, Keo Rattanak, chiedendo quando il governo abbia “silenziosamente” abrogato il divieto del 2017. Ha esortato i cambogiani a unirsi alla causa per fermare quello che chiama “il furto di sabbia in Cambogia”. Queste parole richiamano ciò che è accaduto nel 2017, quando le statistiche commerciali tra Cambogia e Singapore hanno rivelato un’enorme discrepanza: mentre la Cambogia affermava di aver esportato circa 16 milioni di tonnellate di sabbia da allora, Singapore ha riportato un import di ben 72 milioni di tonnellate.
Nonostante il divieto, i dati delle statistiche commerciali delle Nazioni Unite (Comtrade) mostrano che tra il 2017 e il 2025 le esportazioni di sabbia cambogiana hanno raggiunto un valore di 755 milioni di dollari, con 128 milioni di tonnellate vendute a paesi come Cina, Malesia, Thailandia e Vietnam. Questo suggerisce che il divieto possa aver avuto un impatto limitato, in quanto molte di queste esportazioni non erano necessariamente dirette a Singapore.
La mancata risposta del Ministero delle Miniere e dell’Energia all’inchiesta di Mongabay, cui sono stati inviati quesiti tramite Telegram e posta elettronica, ha sollevato ulteriori domande. Ma Rattanak ha pubblicamente difeso le politiche di estrazione sabbiosa, enfatizzando la sua necessità per la navigazione delle acque e lo sviluppo delle infrastrutture, pur riconoscendo che ci sono legittime preoccupazioni riguardo ai loro impatti ambientali.
L’impatto sulle comunità locali e il futuro dell’attivismo ambientale
Le conseguenze del dragaggio sulla comunità locale sono state devastanti, in particolare per le comunità di pescatori, il cui sostentamento è stato gravemente compromesso dall’inizio delle operazioni di estrazione nel 2008. Mother Nature Cambodia è diventata un attore chiave nell’attivismo contro queste pratiche, con diversi membri che hanno subito arresti in relazione alla loro opposizione. Tre membri del gruppo sono stati incarcerati per dieci mesi con l’accusa di minacciare gli operatori delle navi da dragaggio. Altri cinque membri sono stati arrestati nel luglio 2024 e condannati a pene comprese tra sei e otto anni, a causa di accuse che molti considerano motivate politicamente.
La continua repressione del governo nei confronti di attivisti come quelli di Mother Nature Cambodia mette in evidenza i rischi associati alla difesa per l’ambiente in Cambogia. Questi sviluppi non solo sollevano interrogativi sulle politiche governative ma anche sulla sostenibilità a lungo termine delle risorse naturali nel paese.
Le immagini documentate dal gruppo fanno parte di un impegno costante per sensibilizzare l’opinione pubblica su queste questioni cruciali. Con il mondo che guarda sempre più alle implicazioni ambientali delle attività economiche, urgentemente necessari sono cambiamenti nelle politiche governative che possano proteggere l’ambiente e garantire un futuro sostenibile per le generazioni a venire.
Fonti:
- Ministero delle Miniere e dell’Energia della Cambogia
- United Nations Comtrade Statistics
- Rapporti di Mother Nature Cambodia
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