Aumento del bracconaggio dei leoni africani
I leoni africani, una delle icone della fauna selvatica, sono sempre più bersaglio del commercio illegale delle loro ossa, pelli, denti e artigli. Questo è quanto emerge da uno studio recentemente pubblicato che mette in luce l’urgenza di intervenire per proteggere questa specie.
Gli autori avvertono che, se non verranno intraprese azioni rapide ed efficaci, il bracconaggio potrebbe rappresentare una minaccia esistenziale per il Panthera leo, che una volta popolava l’Africa in centinaia di migliaia di esemplari. Oggi, si stima che il numero di leoni sia sceso a circa 25.000, confinati in appena il 6% del loro areale storico. Sono attualmente classificati come “Vulnerabili” nella Lista Rossa dell’IUCN.
La situazione nel sudafrica
Le statistiche riguardanti il bracconaggio sono particolarmente allarmanti, soprattutto in Mozambico e Sudafrica. Peter Lindsey, autore principale dello studio e direttore del Lion Recovery Fund della Wildlife Conservation Network, afferma che il fenomeno è in rapida crescita in queste aree. Nel 2023, le autorità hanno sequestrato oltre 300 chilogrammi di parti di leone a Maputo, capitale del Mozambico.
In un’indagine condotta dall’Endangered Wildlife Trust, è emerso che nel parco nazionale Kruger, che nel 2005 ospitava 283 leoni, oggi ve ne sono soltanto 122, una diminuzione del quasi 60%. Queste cifre pongono una seria interrogativo sul futuro della specie e delle offerte di conservazione.
Le minacce ai leoni non sono limitate solo al bracconaggio. La caccia intensiva per la carne di selvaggina diminuisce le prede disponibili, mentre i leoni sono presi di mira anche dalla caccia trofei e avvelenati in atti di vendetta da parte dei pastori quando predano il bestiame. Recentemente, il bracconaggio per i loro organi rappresenta una nuova sfida alla conservazione dei leoni, complicando ulteriormente la situazione esistente e le minacce crescenti.
Luke Hunter, a capo del programma sui grandi felini della Wildlife Conservation Society, ha definito il bracconaggio legato al commercio come “una minaccia determinante per il futuro dei leoni africani”. La domanda è in costante crescita: lo studio evidenzia come i felini siano uccisi per le loro ossa, utilizzate per la produzione di vino di ossa di tigre, una medicina tradizionale costosa e molto apprezzata in Cina. In totale, circa 37 paesi africani utilizzano parti del corpo dei leoni in pratiche culturali, spirituali o di guarigione tradizionale.
Sebbene molti fattori rimangano sconosciuti, gli autori dello studio hanno avanzato alcune teorie su cosa stia guidando il commercio, dalle richieste del mercato locale fino a reti transnazionali altamente organizzate. Dopo le restrizioni sul commercio internazionale di tigri, il bracconaggio di leoni ha subito un’impennata. Il commercio legale di parti di leone provenienti da operazioni di allevamento in Sudafrica ha alimentato il mercato, ma il paese ha interrotto le esportazioni nel 2019, costringendo il commercio a spostarsi verso i leoni selvatici a causa di questo divieto.
Un’ulteriore possibilità è che i sindacati internazionali coinvolti nel traffico di corno di rinoceronte e avorio di elefante stiano diversificando i loro portafogli per includere anche i leoni. Una domanda centrale per i conservazionisti riguarda la percentuale di leoni uccisi deliberatamente per le loro parti rispetto al “bracconaggio opportunistico”, che si riferisce a leoni morti naturalmente o a causa di conflitti tra umani e fauna selvatica.
Storicamente, il bracconaggio opportunistico è stato più comune, ma secondo Lindsey questa situazione potrebbe essere in evoluzione. “In alcuni casi, i leoni vengono uccisi a chilometri di distanza dal bestiame e le loro parti raccolte, suggerendo che stanno solo venendo bracconati,” ha affermato. “Abbiamo anche avuto casi in cui i bracconieri hanno indicato di essere stati inviati a recuperare parti per soddisfare ordini specifici.”
Lo studio suggerisce numerosi metodi per intervenire: un’applicazione della legge più rigorosa, un aumento dei fondi per le aree protette, il contrasto del commercio illegale e, soprattutto, la riduzione della domanda. L’azione urgente è necessaria per riconoscere, comprendere e affrontare questa crisi affinché il futuro dei leoni africani possa essere assicurato.
Fonti: Wildlife Conservation Society, IUCN Red List.
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