Bambina contesa con la madre biologica: divieto di incontro per una coppia affidataria

SIRACUSA – I Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Siracusa hanno eseguito un’ordinanza di divieto di incontro nei confronti di una coppia siracusana affidataria di una bambina di sette anni, al centro di una complessa vicenda giudiziaria legata al ricongiungimento con la madre biologica.

Il provvedimento è stato disposto dal Gip del Tribunale di Siracusa, che contesta ai due coniugi i reati di maltrattamenti contro familiari, sottrazione di persone incapaci e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice.

Secondo la ricostruzione della Procura, la coppia avrebbe ripetutamente e ostinatamente rifiutato di dare esecuzione alla decisione del Tribunale per i minorenni di Catania che, nel luglio 2025, aveva disposto il ricongiungimento della minore con la madre naturale. Il provvedimento prevedeva inizialmente l’affidamento della bambina ai Servizi sociali del Comune di Siracusa e, successivamente, il definitivo collocamento presso la madre biologica.

La storia della piccola risale al 2019, quando arrivò in Italia a bordo di un’imbarcazione soccorsa da una Ong. Dopo l’avvio delle ricerche dei familiari, il 30 giugno 2022 la minore venne affidata alla coppia siracusana. Durante il procedimento di adottabilità, però, emerse una svolta decisiva: la Croce Rossa segnalò l’arrivo in Italia di una donna sbarcata a Brindisi nel marzo 2023 che stava cercando la figlia. Gli accertamenti genetici confermarono il rapporto di parentela tra la donna e la bambina.

Da quel momento prese avvio un percorso di riavvicinamento madre-figlia che culminò con la sentenza del 17 luglio 2025 del Tribunale per i minorenni di Catania, con la quale veniva disposto l’immediato avvio degli incontri tra le due.

Secondo gli inquirenti, tuttavia, il percorso sarebbe stato pesantemente ostacolato dai genitori affidatari attraverso comportamenti ostruzionistici e condotte finalizzate a impedire il ricongiungimento. La Procura parla di azioni materiali di intralcio e di presunte forme di manipolazione psicologica nei confronti della minore.

I consulenti nominati nell’ambito delle indagini avrebbero evidenziato una forte difficoltà della coppia ad accettare la conclusione del proprio ruolo genitoriale e a favorire il distacco della bambina. Per questo motivo, il 31 marzo scorso, il Tribunale per i minorenni aveva disposto il trasferimento della minore in una famiglia-ponte, soluzione che però, secondo quanto emerso dalle indagini, non sarebbe stata attuata a causa dei continui ostacoli incontrati dai servizi sociali.

Gli esperti incaricati dalla Procura hanno definito il contesto relazionale come “altamente maltrattante”, evidenziando presunte dinamiche manipolative volte a indurre la bambina a percepire gli affidatari come i “genitori buoni” e la madre biologica come la “madre cattiva”, costringendola a una dolorosa e conflittuale scelta affettiva.

Le indagini proseguono per accertare tutte le responsabilità e verificare l’effettiva portata delle condotte contestate.

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