Azienda poco nota punta a sfruttare hotspot di biodiversità in Sudafrica.

Azienda poco nota punta a sfruttare hotspot di biodiversità in Sudafrica.

Le segnalazioni ambientali emanate dal rapporto di scoping hanno messo in luce la fragilità degli ecosistemi locali. Queste aree ospitano almeno 6.000 specie di piante uniche, sviluppatesi nel corso di millenni per adattarsi all’aridità del deserto.

Il gruppo non profit Protect the West Coast ha criticato l’iniziativa di Umboso di aprire questa zona ecologicamente sensibile all’attività mineraria. Secondo essa, la documentazione presentata dimostra una mancanza di pianificazione adeguata. La riabilitazione della terra dopo la prospectazione richiederebbe un’attenta rimozione e riposizionamento del terreno vegetale, l’installazione di barriere contro il vento e la raccolta di grandi quantità di semi di piante indigene per il reimpianto.

Anche Sabelo Mnguni, coordinatore nazionale del Mining Affected Communities United in Action (MACUA), ha espresso opposizione alle domande di mining, evidenziando che le comunità del Northern Cape usano tradizionalmente le terre comuni per il pascolo e la raccolta di piante indigene. “Una volta che il territorio comune viene perforato e distrutto, le comunità incontrano enormi difficoltà nel ricevere un risarcimento o un rimedio”, ha affermato.

In Sudafrica, i diritti minerari sono di proprietà statale e le compagnie minerarie generalmente non necessitano del consenso delle comunità locali per operare, salvo che in casi di diritti informali o consuetudini stabilite.

La questione della giustizia ambientale e della protezione delle risorse naturali continua, poiché il futuro di diverse comunità e della biodiversità della regione è in gioco.

Fonti ufficiali:
– Green Connection (greenconnection.org)
– Minerals Council of South Africa (mineralscouncil.org)

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