Australia punta al diradamento forestale dopo i divieti, ma riduce realmente il rischio incendi?
Impatti del diradamento delle foreste
Negli anni successivi agli incendi “Black Summer” del 2019-2020, pochissime questioni politiche si sono rivelate così persistenti quanto quella di come vivere con il fuoco su un continente che si surriscalda. I governi promettono resilienza, le comunità chiedono sicurezza e le industrie in declino cercano nuovi scopi. Da questa mescolanza è emerso un campo di battaglia inaspettato: il diradamento delle foreste native.
Il diradamento meccanico, la rimozione selettiva degli alberi per ridurre la densità, è una pratica forestale convenzionale da tempo. La novità risiede nel suo riposizionamento politico. In Victoria e nell’Australia Occidentale, dove i governi hanno in gran parte interrotto il disboscamento delle foreste native, i sostenitori dell’industria presentano ora il diradamento come un servizio di interesse pubblico: uno strumento per ridurre il carico di materiale combustibile, moderare il comportamento degli incendi e proteggere le città. I critici, invece, affermano che la stessa attività, svolta su larga scala, rischia di diventare disboscamento sotto un altro nome.
Le implicazioni ecologiche e climatiche
Un recente articolo di ricerca pubblicato su Biological Conservation analizza i compromessi ecologici del diradamento meccanico nelle foreste temperate. Gli autori, tra cui David Lindenmayer e colleghi, non scartano completamente il diradamento. Tuttavia, evidenziano una serie di compromessi spesso trascurati nei dibattiti politici: impatti sulla biodiversità, stoccaggio di carbonio, idrologia, suoli e persino dinamiche del fuoco. Al fine di ridurre la competizione tra gli alberi, il diradamento può anche abbassare il carico di combustibili nella chioma, ma può aumentare la velocità del vento vicino al suolo e promuovere la crescita della vegetazione infiammabile, oltre a liberare carbonio immagazzinato.
L’argomento a favore del diradamento
La tesi a supporto del diradamento si basa su un principio semplice: gli incendi bruciano ciò che è disponibile. Ridurre i combustibili dovrebbe, quindi, risultare in incendi meno intensi. Questo ragionamento ha guidato per decenni la gestione forestale in alcune parti del Nord America. Evidenze sperimentali suggeriscono che il trattamento dei combustibili può effettivamente moderare la severità degli incendi boschivi in determinate condizioni.
Uno studio in California ha dimostrato che il diradamento, combinato con bruciature controllate, ha prodotto la minor mortalità degli alberi e danni alla chioma quando un incendio si è abbattuto sull’area, anche sotto condizioni meteorologiche severe. La riduzione della densità della chioma è apparsa particolarmente importante per limitare gli incendi di chioma.
Ancora una volta, la scienza che sostiene il diradamento come strumento di mitigazione del fuoco non è uniforme. Molto dipende dal contesto: tipo di foresta, clima e condizioni meteorologiche al momento dell’incendio. Ricerche evidenziano come il diradamento possa sia diminuire che aumentare l’intensità del fuoco a seconda delle condizioni post-trattamento.
La vulnerabilità del sistema
Le misurazioni sul campo indicano che le foreste diradate possono sperimentare temperature più elevate, minore umidità dei combustibili e venti più forti vicino al suolo. Questi cambiamenti microclimatici non sono da sottovalutare. In condizioni estreme—temperature elevate, bassa umidità e forti venti—i trattamenti di combustibili possono risultare insufficienti.
Le tifere più distruttive in Australia si verificano spesso sotto tali condizioni estreme. Inoltre, le pratiche di diradamento devono essere mantenute nel tempo, richiedendo interventi ripetuti, il che può amplificare gli impatti ecologici e i costi. In paesaggi già frammentati da strade e altre perturbazioni, gli effetti cumulativi possono essere considerevoli.
La necessità di una gestione integrata
La ricerca suggerisce due conclusioni chiare. Da un lato, il diradamento può contribuire a contenere la severità del fuoco in alcune situazioni, mentre dall’altro i compromessi ecologici possono essere significativi. È essenziale integrare la gestione del combustibile con la pianificazione dell’uso del territorio, il design degli edifici e i sistemi di risposta alle emergenze. Se il diradamento non rappresenta una soluzione definitiva, che approccio dovrebbero adottare governi e comunità? Creare zone difendibili attorno alle città e migliorare l’infrastruttura può rivelarsi più efficace delle interventi forestali su larga scala.
Le pratiche di combustione culturale, sviluppate dai popoli aborigeni per millenni, possono offrire un’alternativa più sostenibile. Questi metodi, infatti, tendono a coinvolgere piccoli bruciamenti localizzati piuttosto che ampi trattamenti meccanici.
Riflessioni finali sulla gestione delle foreste
Il ritorno del diradamento riflette un’ansia profonda: la sensazione che gli incendi stiano diventando incontrollabili. Ciò che è cambiato nel tempo è l’esposizione della popolazione. Con un numero sempre maggiore di persone che vive al confine delle foreste e il cambiamento climatico che allunga le stagioni di incendio, la gestione delle foreste richiede un approccio più sfumato.
La sfida non è solo eliminare i rischi, ma distribuirli in modo intelligente. In questo modo si deciderà dove intervenire, dove ritirarsi e dove lasciare che i processi naturali si svolgano. La questione rimane complessa: il diradamento potrebbe rivelarsi utile in alcune aree e inadeguato in altre.
Fonti ufficiali
- Lindenmayer, D. et al. (2026). “Ecological trade-offs of mechanical thinning in temperate forests”. Biological Conservation, DOI: 10.1016/j.biocon.2026.111748.
- Royal Commission into National Natural Disaster Arrangements (2020). “Background Paper: Land management – hazard reduction: a literature review”. ISBN: 978-1-921091-16-2.
Non perderti tutte le notizie di green su sicilianews24.it
