Australia non raggiunge gli obiettivi ambientali, afferma l’ecologo esperto.

L’Australia: un paese megadiverso in crisi

L’Australia è uno dei 17 paesi “megadiversi” del mondo, responsabile del 70% della biodiversità terrestre. Questa nazione, però, presenta una peculiarità preoccupante: ha il tasso di estinzione dei mammiferi più elevato al mondo. La preservazione della fauna e della flora australiana è quindi di urgente necessità, considerando che molte specie endemiche si trovano esclusivamente su questo continente.

Recentemente, scienziati della conservazione hanno contestato le affermazioni del governo federale australiano, che sostiene di essere “in carreggiata” per rispettare gran parte delle sue responsabilità secondo il Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, firmato durante il vertice internazionale sulla biodiversità nel 2022. Euan Ritchie, professore di ecologia della fauna selvatica presso la Deakin University di Melbourne e consigliere presso il Biodiversity Council, evidenzia perché i conservazionisti ritengono che il governo australiano stia fallendo negli impegni presi.


“La risposta breve è che l’Australia sta facendo un lavoro pessimo nel rispettare i propri obblighi internazionali. Attualmente, le specie minacciate in Australia superano le 2.200 e il numero è in continua crescita”, afferma Ritchie. Nonostante la sua posizione economica favorevole, l’Australia investe di meno per la conservazione rispetto ad altri paesi industrializzati, con l’ultimo bilancio annuale che destina solo lo 0,06% della spesa federale alla natura. Ritchie e altri esperti stimano che basti allocare circa l’1% del bilancio federale per salvaguardare la maggior parte delle specie minacciate e per ripristinare terreni e corsi d’acqua.

Un’indagine condotta dal Biodiversity Council ha evidenziato che il 95% degli australiani supporterebbe un aumento dei fondi destinati all’ambiente. “Il governo federale ignora essenzialmente la maggioranza degli australiani non facendo ciò”, afferma Ritchie.


Soluzioni e sfide per la conservazione

Ritchie aggiunge che i fondi per la conservazione già esistono e possono essere aumentati abbattendo i sussidi alle industrie dannose, come quella dei combustibili fossili, che attualmente ammontano a circa 26 miliardi di dollari australiani all’anno. Inoltre, un’imposta del 25% sulle esportazioni di gas naturale potrebbe generare annualmente altri 17 miliardi di dollari australiani, un’idea sostenuta dal 70% degli australiani, secondo i sondaggi.

Malgrado il supporto pubblico, il Primo Ministro Anthony Albanese ha escluso per ora l’ipotesi di una tassa del 25% sulle esportazioni di gas, una scelta difficilmente comprensibile. Ritchie sottolinea che l’Australia ha già perso circa 70 miliardi di dollari australiani di entrate che avrebbe potuto raccogliere, se avesse tassato le proprie risorse.


Il governo australiano ha proposto di colmare il divario finanziario lanciando un “Mercato di Riparazione della Natura”, un piano di compensazione per la biodiversità che consente alle aziende e agli investitori privati di pagare per il danno causato. Tuttavia, le ricerche suggeriscono che questo approccio non è sufficiente per proteggere la fauna e la flora minacciate senza finanziamenti pubblici. Alcuni studiosi dell’Università di Melbourne e dell’Università del New South Wales hanno osservato che un mercato della biodiversità è improbabile che funzioni.

Ritchie avverte che le problematiche del mercato sono molteplici: dalla complessità della biodiversità alla misurazione degli impatti ambientali da parte del governo, che attualmente non considera gli impatti cumulativi. “Vivendo su un territorio ampio, i progetti singoli non vengono valutati in relazione agli altri progetti che potrebbero influenzare la stessa specie”, afferma Ritchie. “È un’agonia che porta lentamente alla morte.”


In questo contesto, il governo ha promesso che l’Environmental Protection and Biodiversity Conservation Act (EPBC) sarebbe stato rafforzato, ma ciò non sta avvenendo adeguatamente. Ritchie sottolinea che critica non solo il governo australiano, ma anche la sua retorica su questi temi, avvisando che la scienza è chiara e che ci vuoi più azioni concrete.

In questo momento, diverse leggi ambientali dovrebbero essere riviste e implementate con urgenza, in quanto la natura australiana è sotto pressione e richiede risposte rapide. Ma prima di tutto, serve una maggiore consapevolezza da parte del governo riguardo al valore della biodiversità non solo per l’ambiente, ma anche per l’economia e il benessere sociale.

Il pubblico ha un ruolo cruciale in questa battaglia: investire nella conservazione non è solo una spesa, ma un investimento strategico per il futuro.

Fonti ufficiali:

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Luigi Salemi: