La Lotta per la Libertà degli Attivisti Ambientali in Cambogia
Dozzine di organizzazioni della società civile cambogiana e internazionale hanno rilanciato le richieste di rilascio per cinque attivisti di Mother Nature Cambodia, detenuti da 700 giorni con accuse che molti gruppi per i diritti umani considerano come ritorsioni per il loro attivismo ambientale. Questi attivisti sono stati tra i dieci membri di Mother Nature Cambodia condannati nel 2024 a pene comprese tra sei e otto anni di carcere per reati come complotto contro il governo e oltraggio alla figura del re. L’udienza di appello programmata è stata sospesa a tempo indeterminato.
I sostenitori affermano che gli attivisti sono in condizioni dure in prigioni sparse in tutta la Cambogia, mentre ripetute richieste di libertà su cauzione sono state negate. Le famiglie degli attivisti affrontano significativi oneri finanziari ed emotivi per poterli visitare. Questo caso è diventato un simbolo della crescente pressione sui difensori ambientali e sulla società civile in Cambogia, con i campaigners che sollecitano il governo a liberare gli attivisti in vista del Vertice della Francofonia a Phnom Penh previsto per la fine dell’anno.
Dettagli del Caso degli Attivisti Imprigionati
Il 2 luglio 2024, dieci attivisti di Mother Nature Cambodia sono stati condannati a pene detentive in un processo durato poco più di un mese. Solo cinque di loro erano presenti durante il processo, mentre Long Kuntha (28 anni), Ly Chandaravuth (26), Phuon Keoraksmey (25) e Thun Ratha (34) sono stati condannati a sei anni di carcere. L’attivista Yim Leanghy (36) ha invece ricevuto una pena di otto anni per complotto contro il governo e oltraggio alla figura del re. Gli altri cinque, assenti durante il processo, sono stati condannati in contumacia.
L’udienza di appello per tutti i dieci attivisti condannati era prevista per il 2 giugno, ma è stata rimandata indefinitamente dalla Corte d’Appello di Phnom Penh. Le 73 organizzazioni non governative che hanno firmato una lettera aperta indirizzata al Primo Ministro Hun Manet evidenziano che “gli MNC5 sono incarcerati in condizioni di vita sovraffollate e dure, separati l’uno dall’altro e sparsi in prigioni a centinaia di chilometri dalle loro famiglie e dai loro legali”.
Testimonianze di Sostegno e Pressione Internazionale
Tra i firmatari ci sono importanti ONG cambogiane come il Centro cambogiano per i diritti umani, il Centro per l’alleanza del lavoro e dei diritti umani e LICADHO, insieme a gruppi internazionali come Amnesty International, Bruno Manser Fonds e Human Rights Watch. La lettera include anche il sostegno di organizzazioni provenienti da tutto il mondo, che fanno appello al governo cambogiano affinché liberi gli attivisti di Mother Nature Cambodia in vista del Vertice della Francofonia, che si terrà a Phnom Penh dal 14 al 16 novembre 2024.
“Il Vertice della Francofonia rappresenta per gli MNC5 un’unica opportunità di collegamento con la comunità internazionale”, ha commentato Phil Robertson, consulente per l’ONG Bruno Manser Fonds. “Se i leader mondiali che parteciperanno alla riunione di novembre chiederanno alla Cambogia di dimostrare il proprio impegno nella lotta contro il riscaldamento globale e per la protezione dell’ambiente, il modo più semplice per il governo di farlo sarà liberare gli attivisti.”
Il governo ha tentato di convincere i cinque attivisti imprigionati a scusarsi pubblicamente e a rinunciare al loro lavoro in cambio della libertà, una tattica comune per gestire i prigionieri politicamente mirati in Cambogia. Fino ad oggi, però, tutti e cinque hanno rifiutato queste offerte.
L’imprigionamento degli attivisti di Mother Nature Cambodia si colloca in un contesto di repressione, in cui i difensori ambientali sono frequentemente presi di mira dal governo cambogiano. Nel 2025, Ouk Mao, un giornalista ambientale che ha contribuito a scoprire la deforestazione legata a una potente azienda mineraria, è stato arrestato per la seconda volta. Dopo l’arresto di sei difensori ambientali nel novembre 2024, molti membri del gruppo sono stati costretti a fuggire dalla Cambogia.
L’Impatto delle Detenzioni sulle Famiglie
Le famiglie degli attivisti imprigionati affrontano un pesante onere emotivo e finanziario. Nonostante le esperienze precedenti di repressione, i familiari non hanno perso la speranza nei loro cari e nella causa per cui stanno lottando. Molte famiglie hanno dovuto sacrificare esigenze quotidiane per permettersi i viaggi, le visite e l’acquisto di beni essenziali per i loro cari detenuti.
Lisa Mean, un’attivista di Mother Nature Cambodia, ha dichiarato in un’intervista: “Questo periodo di quasi due anni di detenzione ha avuto un forte impatto sulle famiglie. Hanno dimostrato una forza ed una resilienza straordinarie, mantenendo un sostegno incrollabile.” Nonostante le minacce e l’insicurezza diffusa, è diventato sempre più difficile per Mother Nature Cambodia continuare le proprie attività di attivismo a causa della paura di coinvolgere i giovani.
La Necessità di Un Risveglio Globale
La comunità internazionale è chiamata a non rimanere in silenzio. Secondo Lisa Mean, la pressione e la solidarietà possono fare la differenza. “La libertà non arriva senza responsabilità, coraggio e resistenza”, ha spiegato, “e la storia ricorderà le scelte fatte oggi.” Gli attivisti di Mother Nature Cambodia hanno sempre messo in luce i danni ambientali legati all’estrazione di sabbia, alla deforestazione e alla privatizzazione delle risorse naturali in Cambogia.
È chiaro che l’impatto delle detenzioni si estende oltre gli individui coinvolti, colpendo anche un movimento ambientale già in difficoltà. Ogni giorno che passa, la situazione di questi attivisti e delle loro famiglie rimane critica. Le loro lotte continuano a sottolineare la necessità di una maggiore protezione per i difensori dei diritti umani e degli attivisti ambientali.
Fonti ufficiali:
Non perderti tutte le notizie di green su sicilianews24.it