Asia: epicentro dell’espansione del commercio illegale di fauna selvatica in oltre 100 paesi

Il Commercio Illegale di Fauna Selvatica: Un Problema Globale Crescente

Negli ultimi due decenni, il commercio illegale di fauna selvatica ha visto un’espansione allarmante. Almeno 110 paesi sono ora coinvolti in questo traffico, più del doppio rispetto ai 49 del 2000. Secondo un’analisi recente dei dati globali sulle confische di fauna selvatica, le connessioni commerciali sono aumentate di oltre il 400%. La ricerca indica che l’Asia, piuttosto che l’Europa, è diventata il fulcro del commercio illegale per molte specie, un cambiamento stimolato dai legami commerciali con l’Africa, la fonte principale di molti materiali di origine animale. Questa rete di traffico, spesso gestita da sindacati criminali transnazionali, si è dimostrata complessa e resistente a interruzioni come le restrizioni legate alla pandemia, il che rende difficile l’intervento e l’applicazione della legge.

La Biodiversità a Rischio

Il commercio di fauna selvatica sta decimando la biodiversità del pianeta, con un declino di oltre 31.500 specie selvatiche. Inoltre, questo traffico sta contribuendo alla diffusione di malattie zoonotiche infettive che possono passare dagli animali selvatici agli esseri umani. Con un valore di mercato stimato di almeno 20 miliardi di dollari annui, il commercio illegale di animali vivi e prodotti animali è diventato una delle più grandi attività criminali al mondo, accanto a traffico di armi, droga e esseri umani, ma con rischi molto inferiori per i trasgressori.


Le informazioni disponibili sul commercio di fauna selvatica crescono a singhiozzo; molto spesso, le stime si basano su dati statici o casi isolati. I ricercatori, come Tow Jia Hao della National University of Singapore, sottolineano che la situazione è difficile da analizzare a causa della mancanza di dati completi. Per colmare queste lacune, il team di ricerca ha esaminato venti anni di dati sul traffico illegale di fauna selvatica e ha confrontato le informazioni con il commercio legale.

Utilizzando i dati di confisca del Traffic Wildlife Trade Portal e informazioni sul commercio legale provenienti dal database CITES, i ricercatori hanno mappato i paesi di origine e di destino e monitorato le rotte di traffico. Le loro analisi hanno rivelato che le reti di traffico di fauna selvatica sono estremamente complesse e resistenti, capaci di adattarsi rapidamente a nuove circostanze.

Quando la pandemia da COVID-19 ha influito sul commercio globale, i traffico di animali esotici ha subito un’interruzione temporanea, ma ha ripreso vigore rapidamente. Ad esempio, il commercio di corna di rinoceronte in Asia è diminuito nel 2020, ma è decollato l’anno successivo con traffico marittimo. Ciò evidenzia come la domanda per i prodotti di fauna selvatica rimanga costante, indipendentemente dalle restrizioni.

Rotte e Destinazioni del Traffico Illegale

Le ricerche rivelano che il commercio di fauna selvatica ora non è più limitato a poche rotte o attori: è molto disperso e avviene in paesi di tutti i continenti, con Asia, Africa ed Europa come hub chiave. Nel corso degli anni, l’Asia ha superato l’Europa come principale centro di importazione di fauna selvatica. Sin dagli anni ’80, la crescente classe media asiatica ha alimentato una domanda crescente per i prodotti di fauna selvatica, in particolare in paesi come Cina e Vietnam.

I tigri, ad esempio, sono stati braccati in India e contrabbandati in Cina, mentre i pangolini sono diventati una delle specie più vulnerabili, con la loro situazione che si aggrava di anno in anno. Tra il 2005 e il 2010, l’Asia è emersa come il punto focale del commercio illegale, con l’Africa come principale fonte di traffico.


Nonostante l’Europa continui a essere un mercato significativo per i prodotti legali e illegali, è emerso chiaramente che il commercio transcontinentale ha aperto rotte dirette tra l’Africa e l’Asia. L’iniziativa cinese Belt and Road, avviata nel 2013, ha ulteriormente facilitato il traffico attraverso questi percorsi.

Le operazioni di contrabbando richiedono spesso complicità e corruzione. Numerosi studi, come quelli condotti dall’Environmental Investigation Agency (EIA), hanno rivelato il coinvolgimento di funzionari corrotti in operazioni di traffico di avorio, che ha portato alla drammatica diminuzione delle popolazioni di elefanti in Tanzania.

Il fenomeno del traffico di fauna selvatica ha complessità che richiedono una risposta coordinata a livello internazionale. Le forze dell’ordine devono collaborare attraverso indagini congiunte, condivisione di informazioni e controlli mirati alle frontiere. Solo così sarà possibile spezzare i percorsi collaudati e ridurre la resilienza delle reti di traffico.

Implicazioni per le Politiche Future

Le scoperte di questi studi hanno rilevanza significativa per le politiche future. È evidente che i paesi ad alto reddito, che fino ad ora hanno avuto un ruolo marginale nell’applicazione delle leggi sul commercio di fauna selvatica, devono adottare un approccio molto più proattivo. Con l’emergere dell’Asia come hub di traffico, è fondamentale anche che le autorità europee considerino le proprie leggi e il loro impatto sul traffico illegale.

Nel complesso, la lotta contro il traffico di fauna selvatica richiede un monitoraggio costante e un’evoluzione delle strategie di enforcement per affrontare un problema in continua evoluzione.

Fonti

  • Scheffers, B. R. et al. (2019). “Global wildlife trade across the tree of life.” Science, 366(6461), 71–76.
  • Tow, J. H. et al. (2025). “Two decades of changes in the global network of illegal wildlife trade.” Conservation Biology.
  • Nijman, V. (2017). “North Africa as a source for European eel following the 2010 EU CITES eel trade ban.” Marine Policy, 85, 133–137.

Le informazioni precedenti dimostrano come sia vitale continuare a indagare e monitorare il fenomeno del commercio illegale di fauna selvatica.

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Luigi Salemi: