Antimafia, dopo la Sas nel mirino Seus e Cefpas: “Partecipate, sistema che fa acqua”
La Sas è una società in house della Regione che opera in diversi settori, tra cui sanità, assistenza, servizi amministrativi e gestione e valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale. Secondo i dati riportati nella relazione, ha un fatturato di circa 120 milioni di euro, circa 4 mila dipendenti e soltanto tre dirigenti, un numero giudicato dalla Commissione «oggettivamente esiguo».
Uno dei capitoli principali dell’indagine riguarda le assunzioni. La Commissione ha esaminato 97 chiamate relative alle categorie protette, rilevando quelle che considera criticità nelle procedure. Nel mirino sono finiti anche gli avvisi pubblicati, in alcuni casi, durante periodi festivi o caratterizzati da minore partecipazione, oltre al ricorso a tutor non previsti dalla normativa.
Cracolici ha contestato in particolare la scelta di introdurre tutor per accompagnare alcuni lavoratori assunti attraverso le procedure per le categorie protette, sostenendo che tale meccanismo non sarebbe riconducibile alle modalità previste per l’inserimento del personale disabile. La relazione, inoltre, evidenzia più in generale problemi nella struttura organizzativa della società e nella gestione delle procedure di selezione.
L’indagine era partita anche da segnalazioni sulla presunta vicinanza di alcuni lavoratori e affidatari di incarichi alla precedente governance della Sas, attraverso rapporti di parentela, amicizia o vicinanza politica. La Commissione ha quindi esaminato anche le modalità con cui sono stati conferiti alcuni incarichi e i rapporti tra la società e i soggetti coinvolti.
Tra i rilievi viene inoltre segnalata la frammentarietà dei controlli interni. Secondo la relazione, diversi organismi avrebbero finito per operare senza un coordinamento sufficiente, con competenze e responsabilità che in alcuni casi si sarebbero sovrapposte o, al contrario, rinviate da un soggetto all’altro.
Particolare attenzione è stata riservata al Collegio sindacale, rimasto in prorogatio per circa sei anni. La Commissione considera questo elemento indicativo delle difficoltà del sistema di vigilanza sulle partecipate regionali.
