Animali ladri e piccoli truffatori: le specie che rubano, ingannano e si fingono morte per sopravvivere
Tra le strategie più teatrali c’è la tanatosi, cioè il comportamento con cui alcuni animali simulano la morte quando si sentono minacciati. Il caso più famoso è quello dell’opossum della Virginia, diventato celebre proprio per questa capacità. Di fronte a un pericolo intenso può immobilizzarsi, assumere una postura rigida e mostrare altri segnali che ricordano un animale morto. La risposta può includere reazioni fisiologiche involontarie e non è necessariamente una recita controllata e consapevole come quella di un attore.
La strategia può scoraggiare i predatori che preferiscono prede vive o che perdono interesse per una carcassa. Anche alcuni serpenti, insetti e pesci ricorrono a forme di immobilità difensiva, dimostrando che, in determinate circostanze, fingere di non esserci più può essere una soluzione efficace.
Ma l’inganno in natura non serve soltanto a salvarsi la pelle. Alcuni predatori lo utilizzano per procurarsi il pranzo. La rana tartaruga australiana, per esempio, è nota per il suo modo insolito di catturare le termiti, mentre diverse specie di pesci pescatori attirano le prede grazie a un’appendice che assomiglia a un’esca. Le vittime si avvicinano convinte di trovare qualcosa da mangiare e finiscono invece per diventare il pasto di qualcun altro.
Un altro esempio è il ragno bolas, che produce un filo con una goccia di seta appiccicosa all’estremità e lo fa oscillare per catturare falene. Alcune specie producono sostanze odorose che imitano i segnali chimici delle femmine di determinate falene, attirando così i maschi verso una trappola. Una strategia tanto sofisticata da sembrare un raggiro studiato a tavolino.
